mercoledì 13 settembre 2017

"La scelta di un nome", 1a Parte



Camminava sconsolato, in cerca di una risposta, di un suggerimento che potesse aiutarlo. Aveva già avuto a che fare con una decisione simile, tuttavia non aveva previsto di ritrovarvisi una seconda volta così presto.

Mentre strascicava i piedi, alzò lo sguardo e notò l’insegna della Joker Roc. Non era mai riuscito a farsi dire perché il vecchio Beter avesse scelto quello che sembrava un grifone, o un qualche altro tipo di volatile, vicino a un boccale di birra spumoso e invitante. Per quanto si scervellasse non ne trovava il senso ed era giunto alla conclusione che forse quel cartello non avesse nemmeno un senso.

Forse fu proprio per il fatto che per un breve momento aveva perso interesse per il suo problema che decise di farsi una rapida bevuta. Salì i piccoli scalini in pietra davanti all’ingresso e poi spostò i tendaggi, entrando per l’unica anta aperta della porta. Fu subito colpito da una zaffata di odori e profumi: dagli olezzi della serata prima alle fragranze della birra e del Blurden[1]. Notò subito il vecchio Beter seduto in mezzo alla sala, vicino a una delle tante tavolate e una delle sue figlie, forse Kelly, che, di spalle, stava passando uno straccio bagnato a terra.


“Chissà quanto a lungo Beter le farà sgobbare nella locanda. Prima o poi dovrà trovargli un compagno degno di questo nome… Meglio lasciar perdere, conoscendolo.”


«Signor Temer! Prego entri. Desidera qualcosa? Da bere, forse?» le chiese la ragazzina, voltatasi improvvisamente, forse a causa del rumore dei suoi passi sul legno scricchiolante.


«No, veram…»


«Temer! Che ci fai qui a quest’ora? Il tramonto è lungi dall’arrivare» tuonò Beter, sovrastando qualunque conversazione Temer e Kelly potessero avere.


«Ho lasciato i campi prima oggi.» gli rispose, facendo cenno alla ragazza di non preoccuparsi «Il raccolto è buono quest’anno, quindi, non ho molta fretta. Posso prendermi un po' di tempo per… per pensare» aggiunse, avvicinandosi a Beter che gli fece prontamente cenno di accomodarsi.


«E cosa ti assilla così tanto, giovine?»


“Dovrei parlarne? È una questione che dovrei risolvere da solo. Come faccio a spiegargli che…”


«Se non hai voglia di dirmelo, non ti preoccupare. Preferisci qualcosa di rinfrescante con cui dissetarti?»


«Sarebbe l’ideale… anche se con me non ho denaro.»


«Kelly, portaci due boccali di birra. Te la offro volentieri.»


«T-ti ringrazio Beter.»


Un silenzio imbarazzante calò tra i due. Mentre il vecchio locandiere si divertiva a giocherellare con il bastone di timbru[2], Temer cercava in ogni modo di non incrociare il suo sguardo, tentando di trovare qualcosa che potesse quanto meno farlo sembrare “impegnato”. Quando arrivarono i due boccali e la voce di Kelly spezzò il silenzio, la situazione sembrò persino peggiorare. Concentrati nel sorseggiare la birra, nessuno osò proferire parola. L’unico rumore udibile era Kelly che puliva il pavimento e i tavoli e Bellet che sferragliava in quella che presumeva fosse la cucina.


«Non ce la faccio più! Senti, o mi dici qual è il problema oppure, finito il boccale, te ne vai. Ci rivediamo quando avrai voglia di parlarmene oppure quando avrai sistemato la faccenda… Non sopporto certe situazioni» sbuffò infastidito.


«Perdonami, Beter… Allora, ascolta: come tu ben sai, io e Elys stiamo per avere il nostro terzogenito e… e…»


«E?!»


«Non abbiamo idea di quale nome dargli.»


Beter scoppiò a ridere, mentre Temer si mordeva il labbro evidentemente imbarazzato.


«E stai messo così solo per questo? Ragazzo mio, dovresti saperlo bene che i problemi nella vita sono altri. Il nome arriverà, dovete solo avere pazienza.»

«È che questa gravidanza è stata una sorpresa e con Sefer che sta crescendo non abbiamo avuto il tempo di pensarci. So bene che non è nulla di importante, però, non so… non sapere quale nome dare a mio figlio mi infastidisce. E non poco.»


«È normale. Un padre vuole sempre il meglio per la propria prole. Sempre. E avere un buon nome può essere una cosa importante, a seconda dei punti di vista.

 Vuoi sapere come ho scelto il nome di Bellet? Dalla mia compagna. Sai, lei... era una donna sorprendente. Nulla di speciale nell’aspetto fisico, tuttavia, aveva il coraggio di dieci uomini e la forza d’animo di altrettante decine. Al tempo, quando ci incontrammo, lei era una ladra, cercava di sopravvivere come poteva. Vivere nell’arcipelago significava questo, Temer…»


«Beter, io… se tu preferisci non parlarmene, io…»


«E perché mai? Tu sei stato quello che mi ha permesso di aprire un’attività di tutto rispetto, qualcosa che venisse ben visto dalla gente di questa cittadina. Non volevo nient’altro, ragazzo mio. Le mie speranze erano solo quelle di trovare una terra in cui le mie figlie potessero vivere tra le persone in pace e con serenità. E anche grazie a te, sono riuscito in ciò. Non ho nulla da nasconderti.»


«Beter così esageri, però.»


«E sinceramente il carattere di Elys mi ricorda molto quello della mia Betty. Tenaci come poche.


Era da tanto che non pensavo a lei, ma devo dire che il trovarmi qui ora, con le mie figlie, non fa altro che aiutarmi a ricordare quei momenti con più dolcezza che dolore. Sai, quando ci incontrammo, entrambi eravamo soli. Mio padre e mia madre erano morti e mio fratello aveva deciso di partire, di allontanarsi da quell’isola dove, secondo lui, non potevamo far altro che soffrire la fame. Lei, invece, nemmeno li conosceva i suoi genitori e non aveva altri parenti su cui affidarsi. Non eravamo indifesi, non potevi permettertelo se volevi sopravvivere, e all’inizio rischiammo pure di ammazzarci a vicenda. Quando sei disperato non ti fai tanti problemi…»

[...] 



Ogni storia, anche la più insignificante, ha la sua importanza, ha il suo piccolo posto nel "cosmo".
Quando iniziai a scrivere le Cronache avevo in mente di descrivere solo eventi e storie cruciali per l'Impero e la sua storia, ma, poi, i miei intenti iniziali sono cambiati e ho deciso di raccontare anche qualcosa di così banale come la scelta di un nome.
Per qualunque dubbio, domanda o confronto potete lasciare un commento sulla Pagina Facebook Gli Annali della Caduta oppure direttamente qui sul blog.
A presto e stay tuned 😁.


[1] È un frutto il cui estratto, se debitamente trattato, è altamente alcolico. La bevanda tipica delle regioni più a nord della Satrapia prende il nome proprio da questo frutto.
[2] Albero simile alla Betulla.