mercoledì 6 settembre 2017

"Storia di una locanda", 2a Parte





«Avvicinati ancora a una delle mie figlie e ti faccio a pezzi, figlio di una docrùs[1]


L’accusa colpì in pieno e pregai di non essere notato proprio in quel momento. Prima di essere in mezzo, volevo avere una certezza che non fossero parole a vuoto; e, d’altro canto, non avevo alcuna intenzione di difendere Beetrus.


«È colpa mia se suono così tanto carine?» aveva schiamazzato, dando l’impressione di essersi ripreso quel tanto da riuscire a spiccicare qualche parola sensata.


Mi bastò. Fui pronto a gettarmi contro quel vile bastardo. Avevo sempre desiderato un momento, un motivo per potergli mettere le mani addosso. E non ero il solo: la sua reputazione di far uso del Pograz[2], di non far nulla se non gravare sulle spalle del fratello che, stupidamente, continuava a sopportarlo e di insidiare donne accompagnatesi a un uomo lo aveva circondato di nemici.


Fu con l’intenzione di dargli una lezione che avrebbe ricordato fino alla morte, che provai a scagliarmi su di lui. Di tutta la situazione che si andò a creare, quello fu l’unico aspetto negativo.


«Te lo ripeto: sparisci e non farti più vedere.»


«Io sono importante qui. Tu sei un’imbecille: questa è una locanda, che razza di gente speri di attirare in un posto del genere? Mi basterà mettere qualche voce in giro e allora…»


«Ma taci! Solo perché questa è una locanda, ciò non vuol dire che gli avventori debbano essere assassini, drogati o pezzenti come te. Te lo ripeto ancora, per l’ultima volta: sparisci.»


Mi guardò. Si voltò verso di me e quello sguardo mi trapassò. Era come se mi stesse dicendo di non immischiarsi. Non v’era ragione di perdere tempo dietro a un uomo così infimo.


«Tu… Bastardo di un pirata!» aveva sbraitato Beetrus, gettandosi contro il vecchio locandiere, con le mani rivolte chiaramente verso la sua gola.


In un battito di ciglia rimase a terra, schiacciato da una forza misteriosa. Una forza invisibile ma presente. Fu la prima e l’unica volta che la vidi: la barriera aveva respinto la malignità di Beetrus, aiutando uno straniero. Forse non vi era segno più evidente di quanto quel pazzo fosse ormai estraneo alla nostra comunità.


«Lo vuoi un aiuto?»


Non credetti alle mie orecchie. Lo guardai sbalordito, in un certo senso perfino schifato, forse. Non si meritava tanta bontà. Probabilmente, rimasi perfino sollevato quando quel bastardo sputò sulla sua mano e alzandosi di scatto si allontanò barcollando e senza guardarsi indietro.


«Perché?» furono le uniche parole che mi uscirono dalla bocca in quel momento; non riuscivo a concentrarmi su altro.


«Ho incontrato tanti uomini, ragazzo, e, a dir la verità, ne ho uccisi altrettanti. Sinceramente, anche se fosse stato il mio peggior nemico a rovinarmi davanti ai piedi, in quelle condizioni avrei deciso di aiutarlo comunque. Non ha alcun senso prendersela con un uomo come quello, annientato nel corpo e nello spirito.»


Non compresi. Ripetei mentalmente quelle parole decine di volte, ma non ne trovai il significato. Avere pietà per un essere infimo come quello non aveva proprio alcun senso. Per molto tempo fui convinto di quanto pensai.


«Vuoi da bere?»


Me lo chiese prendendomi alla sprovvista, mentre riflettevo. Accennai un timido sì e da allora ho iniziato a frequentare la locanda. Feci la scoperta di un uomo saggio e buono, dal passato avventuroso e burrascoso, dai lati oscuri profondi.

In poco tempo convinsi molte delle mie conoscenze a passare alla locanda e lentamente la comunità accettò la presenza di quella taverna, rendendosi conto di quanto non vi si nascondesse nessun mostro assassino. Ad un certo punto, Beter fu in grado perfino di spostarsi in un palazzo sulla via principale di Roc Sym. Da allora, non gli sono più mancati clienti e, purtroppo, problemi di varia natura.

Io non posso far altro che essergli grato e essere felice che anche mio figlio, Sefer, abbia preso l’abitudine di accompagnarmi. Non può che imparare stando a contatto con il vecchio Beter.”



“Anni dopo, quando la ‘Joker Roc’ si era trasferita, seppi della morte di Beetrus. Esultai e gioì. Un problema in meno per tutti.

Rimasi del tutto sconvolto quando il fratello richiese il Rito dell’Ascesa. Da lontano assistetti anche io. La sera stessa lo raccontai a Beter e gli altri, scherzandoci e deridendolo.


«Temer, sapevi che Beetrus ha iniziato a far uso di quella maledetta droga "rossa" e a bere senza controllo a causa della morte della sua amata sorella. Non aveva retto il colpo. L’amava troppo. È per questo che il fratello rimpiange la sua morte.»


Me ne andai con il cuore gravido e pesante. Quella notte piansi per la mia stupidità.”



È facile parlare degli altri, quando non si conosce nulla di loro, quando non ci si sforza nemmeno un poco di guardare oltre.
Il tema delle droghe tornerà più volte nelle Cronache e anche nella stessa Trilogia e verrà trattato secondo diverse prospettive.
Per qualunque dubbio, domanda o confronto potete lasciare un commento sulla Pagina Facebook Gli Annali della Caduta oppure direttamente qui sul blog.
A presto e stay tuned 😁.



[1] Non è un termine lusinghiero, ma nemmeno uno dei peggiori insulti nella lingua imperiale della satrapia settentrionale. Può essere tradotto tranquillamente con “scrofa”.


[2] È una droga che viene contrabbandata in tutto l’Impero. Le sue origini sono sconosciute, ma da tempo sta offuscando e uccidendo decine e decine di uomini e donne, di qualunque ceto sociale.