mercoledì 20 settembre 2017

"La scelta di un nome", 2a Parte

[ "La scelta di un nome", 1a Parte]
 

Temer avrebbe voluto interromperlo ma non vi riuscì. Beter sembrava troppo concentrato, troppo immerso in quei ricordi e lui aveva la sensazione che fermarlo in quel momento avrebbe potuto infastidirlo.


«… e la salvai. Purtroppo rimase ferita e io, forse per un interesse terribilmente carnale, decisi di medicarla. Non ricordo nemmeno quanto tempo passò, ma alla fine, dopo giorni e giorni, finimmo per fare l’amore e ci innamorammo. Diventammo una coppia di ladri, in cerca di ricchezze, avidi e spericolati e fu proprio questo a rovinarci. Quando ormai credemmo di poter avere una vita felice, avevamo avuto persino un figlio, Matt, una banda abbastanza potente nella città decise di eliminarci. Scappammo per miracolo e io capii che non saremmo stati così fortunati se non avessimo trovato un luogo abbastanza lontano da essere raggiunto. Fu in quel momento che pensai alle terre imperiali. Per noi Falsi, questa è una terra immensa ed esotica, ricca di tesori e di benessere.

Partimmo per la piccola isola in cui mio fratello si era trasferito, molto più vicina all’Impero rispetto a quella dove eravamo nati, e lì gli chiesi aiuto. Ancora oggi rimpiango le mie decisioni, la follia di aver perso tutto e di aver coinvolto anche lui e la sua famiglia. Mio fratello prese la decisione di aiutarmi e, racimolando una certa somma, comprammo una bagnarola, ma ormai era troppo tardi. Ci trovarono e… e…»


«Beter, io…»


«E morirono tutti. Ci salvammo solo io, Matt, Kelly e Bellet, le amate figlie di mio fratello» esclamò il vecchio lanciando uno sguardo penetrante a Temer.


Comprendendo cosa volesse dirgli, sospirò e accennò un sorriso, un cenno di assenso. Notando il silenzio in cui si era chiuso, tentò di trovare delle parole, qualcosa da dire, ma non vi riuscì. Avrebbe preferito che quella storia, che quei ricordi fossero stati trasmessi a qualcun altro. Avevano un peso troppo greve da poter essere sostenuto. Era stato uno sciocco per tanti anni, aveva denigrato i Falsi come la peggior feccia e tuttora nel villaggio quei pirati venivano additati come la peggior specie di essere umano possibile. Non aveva mai immaginato che ci potesse essere tanto dolore in quel vecchio burbero locandiere.


«Beter… mi dispiace… io, vi ho giudicato troppo in fretta, preso dalla foga e dal disprezzo.»


«Vi?»


«Voi Falsi.»


Scoppiò a ridere e Temer lo guardò imbarazzato e sorpreso da quella reazione. Aveva forse frainteso o detto qualcosa di divertente?


«O giovane amico mio, “noi” Falsi siamo dei gran figli di buona donna. E anche della peggior razza. I vostri insulti sono anche troppo lusinghieri per i miei gusti. Ho sentito Betty usare termini ben più coloriti in non so quante occasioni in passato.

Non guardarmi come uno di loro, Temer. Io non sono un Falso, tanto quanto non lo sono le mie “figlie” o lo era la mia compagna. Falso è solo una parola. Per noi non ha mai rappresentato nulla.»


Colpito da quelle parole, si strofinò la fronte e notò la pelle madida di sudore. Non aveva fatto caso nemmeno alle sue condizioni quando aveva deciso di raggiungere la locanda.


«E Matt?» chiese Temer, prendendo un po’ di coraggio, sicuro che il figlio fosse al sicuro da qualche parte.


«È morto durante la traversata. Noi tre siamo riusciti a salvarci per pura fortuna.»


“Maledizione! Sono un imbecille.”


«Padre, perdonami se vi interrompo, ma ho controllato la dispensa e abbiamo carenza di blurden. Non durerà a lungo» si intromise Kelly, dopo essere giunta silenziosamente dal retro della locanda.


«Va bene. Non ti preoccupare. Ci penso io. Grazie per avermelo riferito.»


“Lo chiamano padre ma non lo è. Il loro vero padre è morto a causa della scelleratezza di Beter. Covano dell’odio nei suoi confronti oppure in quanto loro ultimo parente lo hanno perdonato?”


«Mi dispiace per averti importunato con i miei ricordi e di non averti potuto aiutare. Ora, però, vorrai scusarmi ma devo occuparmi degli affari.»


«Ma che vai blaterando? È sempre un piacere stare ad ascoltarti, Beter. Sempre, anche quando si percepisce così tanto dolore dal tono della tua voce. Comunque, rimango ancora sorpreso dalla tua gestione di questo posto. Non so quanto ti abbia aiutato, ma davvero riesci a procurarti del blurden di tale qualità da solo?» chiese, alzandosi e dirigendosi verso l’uscita, accompagnato dal locandiere.


«Diciamo che ho i miei trucchi. Basta un po’ di fortuna, ottime conoscenze e una piccola ma cospicua ricchezza “ricevuta” gentilmente.»


Rischiò di scoppiare a ridere per le velate affermazioni di Beter, ma riuscì a trattenersi. Il vecchio lo accompagnò l’uscita e lì si lasciarono.

Una decina di giorni dopo, Temer fece visita a Beter, in un altro pomeriggio simile a quello in cui il locandiere aveva rimembrato il suo passato, e si portò con sé il suo terzogenito.


«È un bellissimo bambino» disse il vecchio, mentre Kelly e Bellet sorridevano e tentavano di giocherellare con l’infante ancora in fasce «Dunque, hai deciso il nome?»


«Sì» esclamò con fare sicuro e guardandolo negli occhi 

«Matt. Il suo nome sarà Matt. In ricordo del figlio di un uomo che stimo e apprezzo.»


Beter rimase paralizzato dalla sorpresa e le sue figlie per un attimo rischiarono di far cadere il piccolo. Non disse nulla, si chiuse in un mutismo misterioso e insondabile, voltandosi, forse in cerca di sopprimere emozioni contrastanti e potenti.


«Che idiota! Ho un idiota come cliente. Ma puoi usare un nome del genere per un suddito imperiale?!» sbraitò, volgendosi nuovamente e battendo con forza sul pavimento il bastone «E Elys? Non mi dire che è d’accordo.»


«Non l’ha presa proprio bene, ma mi perdonerà.»


«Sei un imbecille.»


“Grazie.”


“Non ne hai motivo.”


Silenziosamente, mentre discutevano animatamente e le due ragazze ridevano per la discussione che ne stava venendo fuori, fu questo che si dissero, ma nessuno dei due lo ammise mai. Le parole, alcune volte, rendono troppo banali determinati momenti della vita.

La prima risatina di Matt avvenne proprio in quella locanda.





Quando iniziai a scrivere questo racconto, il mio intento era semplicemente dare un piccolo spazio a un personaggio minore, come lo è effettivamente il fratello minore di Sefer. Il passato di Beter, per quanto parzialmente lo avessi già delineato, è "cresciuto" con questo racconto.
La prossima storia si addentrerà nell'élite aristocratica dell'Impero: "La ‘Nascita’ delle Sei Fortezze".
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A presto e stay tuned 😁.