Visualizzazione post con etichetta Magia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Magia. Mostra tutti i post

venerdì 16 marzo 2018

Eveny

È la compagna di Etan ed è un Master Elementale che controlla la terra. È una donna molto dolce e... [Appendice, L'Impero di Luce]

Quando ci si chiede fino a dove può spingersi un mago, allora, sebbene nella trilogia sarà lampante solo alla fine, questo è uno dei personaggi a cui rivolgersi. La possibilità di avere a disposizione un potere sconfinato e l'essere una donna gli ha creato non poche noie. Accerchiata e desiderata da un mondo fatto di uomini, fu la sua peculiarità a farla incontrare con l'uomo della sua vita, ma l'avidità, l'idea di poter combinare un'unione con una Maga Elementale irretì molti, finendo per mettere in pericolo anche la sua famiglia.
Si considera una "ricercatrice del pensiero e della realtà" e raramente ricorre alla violenza, anche se quando lo fa le conseguenze possono essere mortali. Proprio per le sue potenzialità e per la versatilità nell'uso della magia, è l'unica Master a detenere due tuniche: quella verde come Guaritrice e quella blu come Ingegnere.
Sarà lei a subire di più gli effetti della guerra che si scatenerà e a causa di ciò sarà proprio lei uno dei personaggi a cambiare radicalmente il proprio modo di agire e di pensare...

Nascita: 17° giorno del mese di Isna.
Età: 35
Altezza: 1.67
Provenienza: ???, Satrapia dell'Est, Impero.
Aspetto: donna affascinante, con occhi scuri, quasi neri, capelli biondi e pelle pallida.
Appartenenza: ???
Citazione: "«Non fare il padre preoccupato, Etan. I tuoi apprendisti hanno sempre saputo cavarsela da soli. Guarda Kitter: ormai è un Master e un uomo.»
 
«È anche una testa calda, incapace di ragionare prima di agire e...»
 
«Shh» lo placò pacatamente Eveny, posando la forchetta e guardando dritto negli occhi il suo compagno. «Non puoi risolvere tutti i loro problemi, amore mio, e non devi fartene carico. Devi avere fiducia in loro e sostenerli quando è giusto e necessario.»" [XVII - Un viaggio ricco di ricordi]

Quanto si può esasperare un sentimento? Fino a dove ci si può spingere per amore? E quanto quello stesso amore può convertirsi in un odio altrettanto forte?
Per qualunque dubbio, domanda o confronto potete lasciare un commento sulla Pagina Facebook Gli Annali della Caduta oppure direttamente qui sul blog.
A presto e stay tuned 😁.

venerdì 9 marzo 2018

Kitter

Mago Elementale che controlla l’acqua. È un uomo empre in cerca di azione e avventura, ha un carattere molto orgoglioso e alcune volte arrogante... [Appendice, L'Impero di Luce]

Come accennato sopra, è uno dei quattro maghi elementali attualmente. Non ha bei ricordi del periodo in cui fu allievo nell'Accademia, se non il tutoraggio di Etan; dato che serbava, e serba ancora, rancore nei confronti dell'aristocrazia, e di una delle Dodici Famiglie in particolare, ha sempre trovato grosse difficoltà ad ambientarsi. Una volta diventato Master, ha lasciato l'Accademia, chiedendo continui trasferimenti nei luoghi più disparati e lontani. Per lunghi periodi è stato irrintracciabile, ma un controverso favoritismo del Sommo Elfred e la rarità dei suoi poteri l'hanno sempre protetto. Sebbene la sua fedeltà sia stata più volte contestata, Kitter è leale suddito e servitore dell'Imperatore e dell'Impero.
Ora che i venti della guerra soffiano con forza, dovrà non solo affrontare la sfida più grande della sua vita, ma anche fare i conti con il suo passato.

Nascita: 12° giorno del mese di Tabario.
Età: 28
Altezza: 1.80
Provenienza: ???, Satrapia dell'Est, Impero.
Aspetto: fisico atletico, occhi azzurri, capelli sbarazzini, di un biondo acceso; ha una cicatrice sotto il mento, infertagli da bambino.
Appartenenza: ???
Citazione: "«Troppi ricordi?» chiese Etan fissando il suo ex apprendista.
 
«Nah. Siamo simili, è vero... però, lui è diverso. Sembra quasi aver già accettato la situazione. Io ero...»
 
«È vero. Sebbene fossi affascinato dalla magia, hai detestato questo posto fin dall’inizio... Kitter, tu provi risentimento?» chiese Etan con sguardo triste.
 
«No. No, maestro. Non provo nessun risentimento, né per la Federazione né tantomeno per lei che mi ha cresciuto e mi ha sempre sostenuto. Se devo essere sincero rimpiango solo una cosa: non aver potuto stare vicino a mio zio in punto di morte.»"  [XV - La morte di un amico, "L'Impero di Luce]



Il ruolo di Kitter potrà sembrare, in più occassioni, marginale, ma alla fine dei conti saranno proprio le sue azioni a provocare cambiamenti ben più radicali di quanto si possa immaginare, tali da poter avere conseguenze anche in un futuro molto distante.
Per qualunque domanda o confronto potete lasciare un commento sulla Pagina Facebook Gli Annali della Caduta oppure direttamente qui sul blog. 
A presto e stay tuned 😁😉.

venerdì 9 febbraio 2018

Elfred

È il Sommo della Federazione ed è il più intimo, e forse unico, amico del Sommo Sacerdote. Uomo che a prima vista sembra minaccioso, ma che in realtà nasconde un carattere gentile... [Appendice, L'Impero di Luce]

Oltre a essere l'individuo più longevo nell'Impero, è anche considerato, dai più, come il mago più potente di Ethusa, sebbene molti pensino che l'età e le sue condizioni lo abbiano indebolito enormemente. Per metà ha anche sangue nobile nelle vene, ma Elfred ha, da quando la madre è morta in una delle tante congiure di corte, sempre odiato quel mondo che veniva propagandato come dorato, ma che, dal suo punto di vista, nascondeva, invece, soltanto fango e odio. Del padre ricorda principalmente la sua ossessione proprio per quel mondo.
È certamente un personaggio centrale, un mentore che aspira a mantenere unita la Federazione contro i nemici, sia interni che esterni, che cercano di sabotarla o di sabotarne la reputazione. Per quanto venga visto come un uomo onesto e buono, Elfred ha un'opinione ben diversa di se stesso, tanto che, benché riesca a nasconderli superbamente, ha frequenti attacchi di depressione, contro cui riesce a combattere solo grazie alla vicinanza di Darlen.
Sarà, però, la sua amicizia con il Sommo Sacerdote, un legame profondo e antico, che lo porterà a incontrare il suo destino...

Nascita: 3° giorno del mese di Illiniut.
Età: 70
Altezza: 1.89
Provenienza: Tesla, Satrapia del Sud, Impero.
Aspetto: data la sua vetusta età, ha profonde e vistose rughe che gli ricoprono il volto, ha occhi blu, profondi, e capelli grigiastri.
Appartenenza: Famiglia Darglass (da parte della madre).
Citazione: "«Master della Federazione, Direttori, oggi siamo qui a causa del giorno più funesto nella storia della Federazione. Per mesi, forse anche per anni, abbiamo ospitato nella nostra Casa, forse più di centocinquanta traditori. L’onore e il buon nome della Federazione è stato violato e macchiato da quest’infamia... E, per questo, io vi chiedo perdono.»" [XXVII - Effetti Inaspettati, L'Impero di Luce]


Elfred ha sicuramente una storia particolare, ma d'altronde è tutta la sua famiglia a essere straordinaria. È un personaggio che, sebbene ne abbia già avuti, forse, avrà un momento di gloria, un attimo in cui sembrerà che possa mutare davvero il corso degli eventi.
Per qualunque dubbio, domanda o confronto potete lasciare un commento sulla Pagina Facebook Gli Annali della Caduta oppure direttamente qui sul blog.
A presto e stay tuned 😁.

mercoledì 7 febbraio 2018

"Espiazione", 4a Parte




Con vivida sorpresa si ritrovò Ognan “volare” sopra il lago di fiamme del braciere. Quattro braccia vagamente umane lo sovrastavano.

«Stai pronto!»

“Ma c-che…?”

Due delle braccia colpirono il terreno. Un’onda tellurica sconvolse il pavimento e si propagò, spazzando via ogni cosa, compreso Lenu. Il Master finì per essere sbalzato in aria. L’onda d’urto raggiunse anche Mainer, ma lo destabilizzò solamente.

«Vaiii!» urlò il Relurg Estran con in volto un’espressione risoluta.

“Posso raggiungerlo!”

Cominciò a intonare l’Incanto e a concentrare una grossa quantità di energia nel suo pugno destro. Non gli interessava più di difendersi. Poteva anche morire. Come, in realtà, aveva silenziosamente sperato fin dall’inizio, così da suggellare e disperdere quel senso di colpa che lo attanagliava.

«Maineeeer!»

«Bastardo! Quanto ancora vuoi metterti in mezzo?! Tu, maledetto traditore!»

Misero entrambi tutto se stessi in quell’ultimo assalto. Il nobile della Famiglia Devenion generò due colonne di fuoco imponenti: la prima la scagliò contro il Relurg Estran, la seconda in direzione dell’uomo volante.

«Akru Ledert, Sacrificio delle Cinque Aperture» esclamò Lenu, poco prima di essere colpito.

Cinque fori[1] ricoprirono il suo braccio destro. La carne stessa dell’arto finì per pulsare, sconvolta dall’immane energia che si accumulò. Spazzò via le fiamme, come se stesse scostando una tenda, e poi si preparò a scagliare tutta la sua forza. Nel medesimo frangente un foro si era già richiuso, facendo sanguinare la spalla e finendo quasi per spezzare le ossa e strappare i muscoli.
Colpito, ma determinato, Mainer ricoprì il suo braccio con le fiamme purpuree e con la magia. L’asta che aveva così imprudentemente fissato nel suo corpo cominciò a mostrare segni di fratture.
La Dovnus venne devastata e gli effetti di quello scontro ne raggiunsero il tetto. Il braciere finì per rovesciarsi parzialmente. Una colonna di fumo si alzò dalla villa, destando stupore e agitazione nelle truppe imperiali che, silenziose fino a quel momento, all’esterno, la sorvegliavano in quella notte turbata da nuvole infauste.

Camminava lentamente, sicuro che la battaglia ormai fosse vinta. Era rimasto ferito, fatto già di per sé inusuale, ma quei due uomini lo avevano sorpreso ancor di più. Quell’ardore lo aveva risvegliato da un torpore che, da un tempo che non riusciva più a ricordare, lo soffocava. Avrebbe dovuto andarsene, lasciare quel luogo alle fiamme; tuttavia, la sua curiosità, l’ammirazione per quel gesto di sacrificio estremo lo costrinse a controllare. Trovò i due corpi a poca distanza l’uno dall’altro: Mainer era evidentemente morto; il suo cadavere era irriconoscibile e sul petto aveva una cavità che non lasciava spazio a dubbi. Master Lenu, invece, era steso a terra con un braccio parzialmente mozzato, se così si poteva definire, e la tunica quasi completamente distrutta. Sembrava non riportare altre ferite, ma era chiaro che il fisico era al limite. Lo sollevò per il braccio ancora sano e iniziò a trascinarlo. Respirava, ma questo lo aveva già capito nel momento in cui lo aveva visto, ma, cosa ancor più strabiliante, tornò cosciente per qualche istante.

«L-lasciami… q-qui.»

«Non è detto che tu viva. Avrai bisogno di essere curato da degli specialisti. Semmai dovessi sopravvivere, potrai anche odiarmi e venire a cercarmi. Non ho voglia di vederti sparire tra le fiamme che presto avvolgeranno questa villa» esclamò Ognan.

«N-non…»

Master Lenu crollò nell’oblio.

Nulla di quanto avvenne fu mai registrato o portato alla luce. Le ricerche di Mainer furono bandite. Curiosamente, però, alcuni Misfer furono nascosti e, solo dopo lungo tempo, distrutti. L’incidente dei “Misfer Infernali[2]”, così furono chiamati, strinse il laccio della corte imperiale nei confronti degli esperimenti  e delle ricerche che venivano condotte nelle Accademie.
Nel 397 TE la Famiglia Devenion perse la quasi totalità dei suoi membri[3], compreso il capo-famiglia, traviato dalla follia che aveva preso possesso del fratello. Le restanti Famiglie, impaurite da un precedente che avrebbe potuto scatenare future lotte di potere per annientare l’antica e prestigiosa nobiltà bavariena, optò per un compromesso: nell’eccidio rimasero in vita solo un bambino e sua madre che avevano lontani legami di sangue con la Famiglia e dunque furono posti come ramo centrale e la donna fu accompagnata a uno dei fratelli del capo della Famiglia Ura che ebbe il duro compito di mantenere il controllo sulle casate cadette che o avevano iniziato a muoversi per raccogliere sempre più potere, o avevano cominciato a cercare “protezione” altrove. La Famiglia Devenion perse tutto il suo prestigio e il suo potere, finendo per divenire la più debole delle Dodici Famiglie.


E così si conclude "Espiazione". La storia del personaggio di Lenu, però, avrà, forse, altri... approfondimenti. Che alla fine sia morto per le ferite riportate o sia sopravvissuto non è ancora certo, ma ha ancora qualcosa da dire. Tra due settimane sarà la volta di: "Desideri".
Per qualunque domanda o confronto potete lasciare un commento sulla Pagina Facebook Gli Annali della Caduta oppure direttamente qui sul blog. 
A presto e stay tuned 😁😉.


[1] La Somagia non consente di accumulare quantità di magia elevate in una stessa parte del corpo. L’incantesimo usato da Lenu permette ciò, generando cinque fori che seguendo un’immaginaria linea retta partono dalla spalla e raggiungono il palmo della mano, divenendo come punti di sfogo in cui l’eccessiva energia viene convogliata senza che il braccio stesso vada istantaneamente in pezzi. Curioso che l’Incanto utilizzi obbligatoriamente il braccio dominante del mago.
[2] La parola “Misfer” deriva dall’elfico. L’aggettivo “infernale”, invece, deve essere considerato come una traduzione attinente al significato del termine imperiale.
[3] Molti dei quali erano divenuti utilizzatori dei Misfer Infernali dato che, almeno in quel periodo, la Famiglia Devenion aveva visto ridursi sensibilmente individui in grado di usare la magia nella sua Famiglia e nelle casate cadette che proteggeva.

mercoledì 31 gennaio 2018

"Espiazione", 3a Parte


«P-perché ti sei… spinto a tanto?» esclamò quando le lacrime ormai si erano essiccate.


«Per il nostro futuro. Ho scoperto la verità, Lenu. Ci hanno mentito per tutto questo tempo. Solo menzogne. Le nostre ricerche mi hanno mostrato la luce…»


“Era tutto iniziato per puro caso, per una scoperta del tutto casuale. Uno dei tanti ritrovamenti del Ramo di Ricerca Storica. Dopo un’iniziale entusiasmo, i Master Cercatori[1] avevano perso interesse, aggiornando i testi dei nuovi glifi e degli scritti ritrovati. L’attenzione fu ripresa da lui, da Mainer, Master appartenente al Ramo di Tecnica e Magia. Legati da una salda amicizia, aveva finito per incuriosirsi e partecipare attivamente agli studi. Scoprirono così di un antico rito, un rituale per donare la magia alla terra. Ciò che però li aveva veramente catturati era la possibilità di un processo inverso. Scavarono e analizzarono minuziosamente, cercando di comprendere i contorti riferimenti che si nascondevano in quegli scritti e, dopo ben tre anni di fallimenti e fatiche, trovarono la risposta: gli alberi di Tirtirc[2]. L’antica e famosa foresta, attraverso un lungo e difficoltoso processo, poteva permettere di creare strumenti atti a distribuire la magia anche a chi non poteva disporne.

Per Mainer sembrò un miracolo, una rivoluzione. Per Lenu un pericolo inaspettato. Pregò e provò con tutte le forze a mantenere segreti il più a lungo possibile i loro risultati, ma fu tutto inutile. La Federazione fu invasa da supposizioni, da pettegolezzi, da teorie e alla fine la situazione peggiore ipotizzabile si andò a realizzare. La notizia giunse alle orecchie della corte imperiale. Attraverso l’autorità del Sommo, le ricerche furono sospese e proibite. Ripensò più volte a quello che avrebbe potuto e dovuto fare. Perché improvvisamente il loro legame si era così sfaldato? Perché proprio in quel momento? Avrebbe dovuto stargli accanto e convincerlo a lasciar perdere.

La Famiglia Devenion, in cui Mainer era il fratello del capo-famiglia, prese, però, la scellerata decisione di continuare segretamente le ricerche, allontanando il Master dalla Federazione con una falsa missione di protezione. L’intenzione, almeno da quanto si venne a scoprire dopo, era di usare i Misfer, così erano chiamati negli antichi testi, per generare soldati non-maghi in grado di usare l’Energia del Mondo. Il fine era semplicemente la creazione di un nuovo esercito e infine la successiva conquista delle Terre Barbare. Qualcosa, però, andò nel verso sbagliato: i contatti con il capo-famiglia e con la villa della Famiglia furono perduti qualche mese prima e dopo alcune indagini la verità venne a galla.”


“Avrei dovuto fare qualcosa… Avrei dovuto capire che non avresti rinunciato. Anzi… forse, in cuor mio, lo sapevo. Eppure, non ho fatto nulla. Tutto questo…”


«… è colpa mia» sussurrò, interrompendo il monologo di Mainer sui misteri che aveva svelato.


«Non dire così. Tutto questo non ha alcun significato, Lenu. Fuggiamo insieme. Ti racconterò ogni cosa, nel dettaglio. Spazzeremo via chiunque non voglia crederci, qualunque folle voglia opporsi al mondo che forgeremo.»


Lo sguardo del Master dalla tunica celestina, però, fu inequivocabile. Lenu, ormai, era determinato. Avrebbe posto fine a quella pazzia.


«Perché non vuoi ascoltarmi… ? Non aneli anche tu alla verità?!»


Mantenne lo sguardo fisso negli occhi di Mainer. Il traditore, un tempo suo amico, rimase turbato, come se non fosse in grado di comprendere il suo diniego. Fu con un brivido di odio che arrivò a una conclusione.


«Tu… tu sapevi?!»


Master Lenu non negò. Il pericolo che aveva intuito era stato quanto mai giusto: che quel segreto potesse venir scoperto era una possibilità che avrebbe voluto capire prima di scendere tanto in profondità in quelle ricerche. In gioco non vi era solo l’onore delle Dodici Famiglie, la stabilità del loro mondo correva un rischio che l’Imperatore e il Sommo avevano ampiamente previsto.

Le fiamme di collera turbinarono in due colonne di tale intensità che lo costrinsero a prendere le distanze. Ebbe solo un istante per intravedere il volto trasfigurato dall’odio di Mainer, poi numerose lingue di fuoco cercarono di raggiungerlo. Evitò quanto poté, continuando a muoversi. Esplosioni e rombi riempirono la Dovnus; Mainer, pur di straziare il suo nemico, distrusse il Dovnull[3] e gran parte delle altre pedane.

Per Lenu fu una fuga continua. Cercò invano un varco, un breve momento di distrazione per avvicinarsi, ma non gli fu concesso; i suoi spostamenti, inoltre, divennero sempre più limitati dai fuochi che continuavano ad ardere tra i crateri che ormai tappezzavano il pavimento. Fu questa sua incapacità, alla lunga, a renderlo un bersaglio facile: mentre continuava a rimanere in movimento, concentrato nella sua ricerca dell’occasione per avanzare, non si accorse di una colonna di fuoco che lo aveva raggiunto dall’alto; era finito per rimanere disorientato dalla distruzione e dai suoi continui movimenti.

Fu scaraventato via, senza essere colpito direttamente, ma con il braccio sempre più dolorante e una gamba lievemente ferita. Strinse i denti con forza e tra gli spasmi di dolore si alzò. Non voleva cedere. Quello era l’unico modo rimasto per trovare il perdono, per cercare di alleviare quel peso insopportabile, quell’orrido mostro che, fin da quando aveva saputo della missione per eliminare tutti i membri della Famiglia Devenion coinvolti, non aveva fatto altro che ingigantirsi.


“Maledizione… maledizione… maledizione. Non ti lascerò morire per mano di qualcun altro!”


«Ehi, Master! Vuoi una spinta?» urlò una voce alle sue spalle, dopo un fragoroso boato.

[...]




La scoperta tanto paventata da Lenu è stata citata già in altre cronache. Per essere svelata, però, bisognerà attendere ancora molto, tuttavia, è giusto confermare che il pericolo, che il Sommo, l'Imperatore e altre cariche imperiali vi vedono, è tutt'altro che esagerato.
La prossima settimana ci sarà il finale di questo racconto, che sarà, per così dire, scoppiettante. Non perdetevelo!
Per qualunque domanda o confronto potete lasciare un commento sulla Pagina Facebook Gli Annali della Caduta oppure direttamente qui sul blog. 
A presto e stay tuned 😁😉.



[1] È l’appellativo che viene comunemente dato ai Master legati al Ramo di Ricerca Storica.

[2] Sono alberi molto rari e presenti solo nelle vicinanze del Lago del Primo Re. La loro particolarità, come anche il loro esiguo numero, è dovuta alla mole spropositata e alle gigantesche e in parte superficiali radici, capaci di creare, negli esemplari più antichi, veri e propri labirinti di legno.


[3] L’altare vicino al drappo è definito “Il Cuore dell’Enunciazione”. Era il luogo dove, il capo-famiglia, secondo antichi riti e tradizioni bavarieni, leggeva ai giovani rampolli le leggende, le gesta e i segreti della Famiglia.

mercoledì 17 gennaio 2018

"Espiazione", 2a Parte




Raggiunsero uno spiazzo da cui era possibile sia accedere al secondo piano, attraverso un’ampia scalinata, e alla Dovnus. In lontananza sentivano rumori e fragori, segno che nel resto della villa la battaglia non era ancora conclusa.


«Master Lenu può fare una perlustrazione?» chiese il Tanreal, mentre gli si avvicinava.


«Posso provare.»


Si chinò e tastando il freddo della pietra con i polpastrelli cercò di farsi una visione dell’interno. Non gli fu possibile. Fu respinto da una forza esterna.


«Temo che non sarà così facile. Non ci faranno capire in quanti ci attendono lì dentro» esclamò il Relurg Estran.


«Purtroppo ha ragione. Suppongo che abbia preparato un Sigillo per schermare la sala.»


«Quindi vogliono giocarsela tutta nella Dovnus. Dovremo sfondare con la forza.»


«Non è consigliabile, Tanreal. Non posso dire se il Sigillo abbia altri “termini”. Potremmo finire in una trappola ancor prima di confrontarci con i nostri nemici.»


«Potrei pensarci io» si propose Ognan «Non sarà complicato distruggere la porta e il Sigillo se lo colpisco come ho fatto prima.»


Si misero a discutere. Lenu era contrario. Un’azione così dirompente avrebbe potuto anche causare danni seri alla struttura della villa. Sarebbero potuti morire tutti quanti. Il Tanreal, sebbene titubante, però, alla fine diede ragione all’agente del Token-Akrusteir.


“Non posso lasciarti morire così. Prima… prima… dobbiamo assolutamente parlare!”


Si incolonnarono, creando un corridoio umano che desse spazio di manovra al Relurg Estran. Gli sembrò quasi surreale quanto avvenne: dal nulla, attraverso una trasformazione repentina quanto accurata, si generarono due poderose braccia umane, proprio all’altezza delle spalle dell’inerme Ognan. Erano più grandi di braccia normali e, inoltre, non avevano alcun collegamento fisico con il corpo del proprio creatore. Sembravano semplicemente rimaste sospese.

Improvvisamente, la mano sinistra si piegò, si chiuse a pugno e iniziò ad ammassare energia, fino a rilasciare una fioca luce. A quel punto, il braccio si caricò e colpì le porte d’ingresso della Dovnus. Lenu cercò di coprire il volto dai detriti e dal fumo. Rimase solo qualche attimo interdetto e sorpreso da quel potere. Tornò a concentrarsi sul suo compito, sull’obiettivo che si era dato. Non ascoltò nemmeno l’ordine del Tanreal di caricare. Si slanciò con forza e in pochi passi, grazie alla Somagia, era già all’interno e aveva superato lo stretto e breve corridoio che permetteva di accedere al “Cuore” della villa: una sala circolare, dal soffitto che sembrava occupare persino il secondo piano[1] e dagli alti colonnati incassati nel muro che finivano per dividerla in sette diverse sezioni, ognuna delle quali permetteva di inoltrarsi in un'altra ampia sala dove vi erano le reliquie della Famiglia Devenion; al centro della sala vi era un enorme braciere e intorno ad esso un lungo anello di pietra, dove vi erano appoggiati tomi e pergamene; su tutto ciò, campeggiava, nel muro opposto all’entrata vi era un lunghissimo drappo verde smeraldo su cui vi era stilizzato l’Hublon[2].

Master Lenu, tuttavia, non si fece impressionare. Aveva già visitato una Dovnus. Aveva un unico obiettivo. Il suo percorso, però, fu subito intralciato da figure ammantate di nero, tanto da sembrare spiriti riportati dal mondo dei morti. Spettri che impugnavano lunghi bastoni lignei e da cui scaturirono fiamme scarlatte e mortali. Si salvò perché l’attacco fu totalmente caotico; nessuno ipotizzò che potesse riuscire a scansarsi e così ebbe il tempo di muoversi verso i primi nemici e, nello stesso tempo, di formulare l’Incantesimo:«Akru Isvegnus, Bolla Acuminata.»


Mentre correva e copriva le distanze, una bolla trasparente e luminescente si ingigantì, passando per dividersi prima in due sfere e poi in tre, l’una più grande dell’altra, e infine per venire tutte e tre inghiottite dall’ultima. La bolla, che si era librata in aria durante il processo, esplose quando Lenu si stava avvicinando al suo raggio d’azione. Centinaia di aghi colpirono e devastarono il terreno davanti a lui. Le fiamme e i traditori furono spazzati via dalla velocità e dalla potenza dell’urto. Non si guardò indietro e iniziò a fare il giro dell’immenso braciere centrale: il Relurg Estran, nel frattempo, tentava di fronteggiare le fiamme e di proteggere i soldati che avanzavano lungo la sala.


“Dove sei?! Dove sei?! Devi essere qui. Non puoi essere scappato!”


Non ebbe grosse difficoltà a raggiungere l’altro lato della Dovnus. I nemici si stavano muovendo lentamente, puntando a fermarli all’ingresso. Non avevano previsto che qualcuno riuscisse a sfondare la prima linea tanto rapidamente. La Somagia aveva molti usi e uno dei più utili era il potenziamento della mobilità nelle gambe. La maggior parte di quei fantocci non aveva nemmeno la minima idea di cosa fosse la magia.

Notò la sua figura quando il braciere glielo permise. Dall’anello di pietra si formavano progressivamente delle pedane rialzate sempre più grandi, l’ultima delle quali era enorme ed era vicinissima all’imponente drappo; sembrava un altare, tanto più che sopra vi era un costone di pietra rettangolare e una figura intenta a leggere e a sussurrare parole sfuggevoli e maledette.


«Maineeeer!» urlò a squarciagola mentre si avvicinava.


La figura incappucciata e dalla tunica stretta e avvinghiata al corpo si voltò. Un volto emaciato, dai capelli neri sfoltiti e ingrigiti, solcato da strani e terrificanti venature dalla tonalità amaranto. Rimase confuso e spaventato; persino i suoi occhi avevano perso il colore verde acceso per mutarsi in una colorazione violacea.


«Mainer… Oh dei.»


L’amico, però, non fu esitante quanto lui: si gettò dalla pedana rialzata diversi metri e generando delle fiamme dal braccio colpì il pavimento. La colonna di fuoco si diresse subito verso Lenu che fu in grado di spostarsi ma venendo colpito al braccio destro, abbattendo la barriera magica in un frangente rapidissimo. Fu gridando per il dolore e con grande forza di volontà che riuscì a formulare l’Incanto che salvò il suo braccio:«Akru esquien, Acque della Benedizione.»


Mentre il suo braccio veniva devastato dalle fiamme, vi passò sopra, a debita distanza, il palmo della mano da cui cadde del liquido che lentamente evitò il peggio.


“Chissà se riuscirò a muoverlo nuovamente.”


«Dovresti prestare più attenzione durante uno scontro, Lenu.»


Si irrigidì e, voltandosi, ebbe l’autentico timore di stare per essere ucciso. Non fu così.


«Mainer. C-che… cosa hai fatto?»


Le disse senza nemmeno rifletterci troppo. Era rimasto veramente sconvolto dalle condizioni dell’amico. Sapeva che il suo dovere l’avrebbe presto costretto a riprendere quel combattimento, ma non era riuscito a esimersi da quell’interrogativo, da quella futile e pretestuosa preoccupazione.

Il traditore lo fissò per qualche istante, pensieroso, poi, con uno sguardo lievemente triste, scostò la veste che aveva sotto la tunica e che era spaccata all’altezza del collo.

Il suo primo istinto fu quello di vomitare. Dopo qualche attimo di autentica e destabilizzante sorpresa, lacrime calde sgorgarono dai suoi occhi.


«Sei un totale idiota.»


Un’asta di legno era stata incastonata nel suo busto: la pelle sembrava essersi adattata al corpo estraneo e lo aveva parzialmente ricoperto e, in segno di totale fusione, era stata segnata da solchi di quella tonalità amaranto che finivano per arrivare fino al volto e che ricoprivano l’asta stessa. Il suo corpo pulsava energie che, secondo Lenu, tentavano di esprimere le forze che lo attraversavano, ma che, in realtà, si stavano semplicemente irradiando e stavano consumando Mainer. Fu una visione fugace, fin tanto che l’amico trattenne la veste, degna del peggior incubo possibile.

[...]




Questi bastoni, o artefatti magici se volete chiamarli così, hanno una loro comparsa diretta anche nella Storia principale. Ciò che celano, però, è ben più pericoloso e molto di quanto li circonda ha un interesse ben più importante.
Per qualunque domanda o confronto potete lasciare un commento sulla Pagina Facebook Gli Annali della Caduta oppure direttamente qui sul blog. 

A presto e stay tuned 😁😉.




[1] In realtà, la Dovnus è la sala più alta e grande della villa e dall’esterno risalta inevitabilmente.


[2] È l’animale sacro della Famiglia, il simbolo legato all’antica leggenda che narra la nascita della Famiglia stessa. La bestia, rintracciabile solo in una zona della Satrapia del Sud, è quadrupede, dalla mole pericolosa e dalla coda rossa, ha il muso incassato nelle schegge verde smeraldo che caratterizzano la sua schiena, parte della pancia e delle gambe e che finiscono per nascondere gran parte del pelo e della pelle dell’animale. Le schegge vengono comunemente chiamate Devenion.