venerdì 16 febbraio 2018

Telman

È il padre di Amer. [...] È un uomo crudele e senza scrupoli e come il Grande Matter vuole vendicarsi... [Appendice, L'Impero di Luce]

Uno dei più stretti collaboratori del Grande Matter e, insieme al Mago Nero, risulterà essere un'antagonista di grande tenacia, dalla determinazione incrollabile, certo e sicuro del proprio compito e della giustezza delle proprie azioni. Ciò che davvero sconvolge e sconvolgerà di questo personaggio sarà, almeno spero, la sua tempra. Telman sarà risoluto, conoscerà solo in rarissime occasioni il dubbio. È un personaggio avvolto dalla tragedia, che, consumato dall'odio, vi si avvolge e se ne fa scudo e motivazione. Il suo legame con il Grande Matter è particolare e più intimo rispetto ad altri alleati del Nemico, ma sarà la sua posizione tra i Nomadi e la sua relazioni con questo popolo del deserto a essere più interessante.
Date le sue abilità combattive e magiche, è certo che il suo destino sarà interamente nelle sue mani...

Nascita: 15° giorno del mese di Eltiere.
Età: 44.
Altezza: 1.73
Provenienza: ???, Satrapia del Deserto, Impero.
Aspetto: cupi occhi neri e sguardo gelido, capigliatura rossastra e fisico robusto e prestante.
Appartenenza: Famiglia Salafas (Quattro Famiglie Protettrici).
Citazione: "«Padre, io... come posso dire... all’Accademia... avevo preso la decisione di diventare un Guaritore...» [...]

«A quanto pare hai scelto la via più difficile, figlio mio.»
 
«La via più difficile...?» sussurrò Amer, sbalordito da quelle parole.

«Essere un guerriero è semplice, Amer. Combatti una battaglia e poi la battaglia successiva e poi la seguente ancora. Uccidere è una cosa così semplice, figlio mio, tanto semplice da poter essere fatto anche da un infante. Tu, invece, hai scelto di salvare le persone, di proteggerle davanti a nemici invisibili e a poteri che trascendono il mondo umano.[...]»" [XXII - Ossessione Sinistra]


Sinceramente, quando rifletto e ripenso su quanto ha vissuto e vivrà questo personaggio provo un po' di tristezza. Telman non ha avuto una vita facile e non l'avrà nemmeno in futuro. Se la tragedia diventa una spirale senza volontà di ritorno, allora non vi può essere altro che l'abisso ad attendere.
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lunedì 12 febbraio 2018

L'ECONOMIA: ZHELT

[L'ISOLA DI ZHELT]

Ancor prima di scendere dei dettagli, è fondamentale ricordare che la società zheltiana è profondamente legata al proprio culto di Zaia Padre e dei suoi Quattro Figli; persino località e città hanno denominazioni che, in modi alcune volte anche buffi, si legano agli dei. È ovvio, dunque, che questa invadenza religiosa colpisce qualunque ambito.
Fatta questa inevitabile premessa, per parlare di economia e società non c'è altro modo se non citare la Capitale, Seleph: il centro amministrativo e religioso di Zhelt è il luogo dove si concentra non solo il potere ma anche la ricchezza dell'isola. Per quanto vi possano essere altre regioni, e nel caso bisognerebbe fare una distinzione a seconda del periodo di cui si sta parlando, prospere e ricche, Seleph ha sempre accentrato e risucchiato qualsiasi sovrabbondanza. L'aristocrazia e parte della casta sacerdotale ha continuamente prosciugato le altre zone dell'isola, causando, in alcuni casi, carestie e miseria.
Zhelt, però, vive attualmente un periodo di stagnazione, in cui i commerci con l'Impero si sono fatti sempre più indispensabili e vantaggiosi, ma i cui profitti finiscono semplicemente per essere dilapidati o sfruttati dalla nobiltà. A soffrire di questa situazione è tutta la costa occidentale, escludendo Nikie, in cui ricche famiglie mercantili impediscono alla città di piombare nel caos.
Fortunatamente, forse, negli ultimi decenni, la costa nord-orientale sta intrecciando accordi commerciali sempre più proficui con gli Ur, i misteriosi abitanti dell'Isola degli Accordi e del continente oltreoceano, e con i Nhug; legami del genere, tuttavia, vengono ostracizzati dalle autorità imperiale.
Le terre interne e la costa meridionale sono le zone più povere, sebbene le pianure di Saotaorn abbiano momenti più o meno floridi che leniscono la penuria di cibo che il popolo spesso soffre.
Zhelt ha una propria moneta, ma il suo uso e la sua diffusione sono limitati e, inoltre, è spesso una valuta "sottomessa" a quella imperiale.
Infine, per dare un quadro più completo è indispensabile ricordare che il tessuto sociale degli zheltiani è tenuto insieme dal Culto di Zaia; se non fosse stato per la "fede" che gli isolani hanno sempre posseduto, la storia di Zhelt sarebbe stata presumibilmente ben diversa. Moti di ribellione vi sono stati, ma sono tutti decadutii autonomamente oppure soppressi dal governo centrale o, nei casi in cui fossero coinvolte sette o culti scissionisti, dalla stessa popolazione. Questa ostinata e testarda subordinazione ha, tuttavia, subito un grosso colpo ottant'anni prima della Storia principale: il ricordo della "Ribellione delle Mille Lance" è stato bandito come eretico dai Quattro Ministri, ma è indubbio che tale rivolta abbia scosso più di qualche semplice animo più ardimentoso degli altri.

Sarà più semplice approfondire le tradizioni e la cultura di Zhelt quando scriverò il post sul Culto di Zaia, tuttavia la situazione economica e sociale dell'isola avrà risvolti nel futuro dell'Impero e del continente.
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venerdì 9 febbraio 2018

Elfred

È il Sommo della Federazione ed è il più intimo, e forse unico, amico del Sommo Sacerdote. Uomo che a prima vista sembra minaccioso, ma che in realtà nasconde un carattere gentile... [Appendice, L'Impero di Luce]

Oltre a essere l'individuo più longevo nell'Impero, è anche considerato, dai più, come il mago più potente di Ethusa, sebbene molti pensino che l'età e le sue condizioni lo abbiano indebolito enormemente. Per metà ha anche sangue nobile nelle vene, ma Elfred ha, da quando la madre è morta in una delle tante congiure di corte, sempre odiato quel mondo che veniva propagandato come dorato, ma che, dal suo punto di vista, nascondeva, invece, soltanto fango e odio. Del padre ricorda principalmente la sua ossessione proprio per quel mondo.
È certamente un personaggio centrale, un mentore che aspira a mantenere unita la Federazione contro i nemici, sia interni che esterni, che cercano di sabotarla o di sabotarne la reputazione. Per quanto venga visto come un uomo onesto e buono, Elfred ha un'opinione ben diversa di se stesso, tanto che, benché riesca a nasconderli superbamente, ha frequenti attacchi di depressione, contro cui riesce a combattere solo grazie alla vicinanza di Darlen.
Sarà, però, la sua amicizia con il Sommo Sacerdote, un legame profondo e antico, che lo porterà a incontrare il suo destino...

Nascita: 3° giorno del mese di Illiniut.
Età: 70
Altezza: 1.89
Provenienza: Tesla, Satrapia del Sud, Impero.
Aspetto: data la sua vetusta età, ha profonde e vistose rughe che gli ricoprono il volto, ha occhi blu, profondi, e capelli grigiastri.
Appartenenza: Famiglia Darglass (da parte della madre).
Citazione: "«Master della Federazione, Direttori, oggi siamo qui a causa del giorno più funesto nella storia della Federazione. Per mesi, forse anche per anni, abbiamo ospitato nella nostra Casa, forse più di centocinquanta traditori. L’onore e il buon nome della Federazione è stato violato e macchiato da quest’infamia... E, per questo, io vi chiedo perdono.»" [XXVII - Effetti Inaspettati, L'Impero di Luce]


Elfred ha sicuramente una storia particolare, ma d'altronde è tutta la sua famiglia a essere straordinaria. È un personaggio che, sebbene ne abbia già avuti, forse, avrà un momento di gloria, un attimo in cui sembrerà che possa mutare davvero il corso degli eventi.
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mercoledì 7 febbraio 2018

"Espiazione", 4a Parte




Con vivida sorpresa si ritrovò Ognan “volare” sopra il lago di fiamme del braciere. Quattro braccia vagamente umane lo sovrastavano.

«Stai pronto!»

“Ma c-che…?”

Due delle braccia colpirono il terreno. Un’onda tellurica sconvolse il pavimento e si propagò, spazzando via ogni cosa, compreso Lenu. Il Master finì per essere sbalzato in aria. L’onda d’urto raggiunse anche Mainer, ma lo destabilizzò solamente.

«Vaiii!» urlò il Relurg Estran con in volto un’espressione risoluta.

“Posso raggiungerlo!”

Cominciò a intonare l’Incanto e a concentrare una grossa quantità di energia nel suo pugno destro. Non gli interessava più di difendersi. Poteva anche morire. Come, in realtà, aveva silenziosamente sperato fin dall’inizio, così da suggellare e disperdere quel senso di colpa che lo attanagliava.

«Maineeeer!»

«Bastardo! Quanto ancora vuoi metterti in mezzo?! Tu, maledetto traditore!»

Misero entrambi tutto se stessi in quell’ultimo assalto. Il nobile della Famiglia Devenion generò due colonne di fuoco imponenti: la prima la scagliò contro il Relurg Estran, la seconda in direzione dell’uomo volante.

«Akru Ledert, Sacrificio delle Cinque Aperture» esclamò Lenu, poco prima di essere colpito.

Cinque fori[1] ricoprirono il suo braccio destro. La carne stessa dell’arto finì per pulsare, sconvolta dall’immane energia che si accumulò. Spazzò via le fiamme, come se stesse scostando una tenda, e poi si preparò a scagliare tutta la sua forza. Nel medesimo frangente un foro si era già richiuso, facendo sanguinare la spalla e finendo quasi per spezzare le ossa e strappare i muscoli.
Colpito, ma determinato, Mainer ricoprì il suo braccio con le fiamme purpuree e con la magia. L’asta che aveva così imprudentemente fissato nel suo corpo cominciò a mostrare segni di fratture.
La Dovnus venne devastata e gli effetti di quello scontro ne raggiunsero il tetto. Il braciere finì per rovesciarsi parzialmente. Una colonna di fumo si alzò dalla villa, destando stupore e agitazione nelle truppe imperiali che, silenziose fino a quel momento, all’esterno, la sorvegliavano in quella notte turbata da nuvole infauste.

Camminava lentamente, sicuro che la battaglia ormai fosse vinta. Era rimasto ferito, fatto già di per sé inusuale, ma quei due uomini lo avevano sorpreso ancor di più. Quell’ardore lo aveva risvegliato da un torpore che, da un tempo che non riusciva più a ricordare, lo soffocava. Avrebbe dovuto andarsene, lasciare quel luogo alle fiamme; tuttavia, la sua curiosità, l’ammirazione per quel gesto di sacrificio estremo lo costrinse a controllare. Trovò i due corpi a poca distanza l’uno dall’altro: Mainer era evidentemente morto; il suo cadavere era irriconoscibile e sul petto aveva una cavità che non lasciava spazio a dubbi. Master Lenu, invece, era steso a terra con un braccio parzialmente mozzato, se così si poteva definire, e la tunica quasi completamente distrutta. Sembrava non riportare altre ferite, ma era chiaro che il fisico era al limite. Lo sollevò per il braccio ancora sano e iniziò a trascinarlo. Respirava, ma questo lo aveva già capito nel momento in cui lo aveva visto, ma, cosa ancor più strabiliante, tornò cosciente per qualche istante.

«L-lasciami… q-qui.»

«Non è detto che tu viva. Avrai bisogno di essere curato da degli specialisti. Semmai dovessi sopravvivere, potrai anche odiarmi e venire a cercarmi. Non ho voglia di vederti sparire tra le fiamme che presto avvolgeranno questa villa» esclamò Ognan.

«N-non…»

Master Lenu crollò nell’oblio.

Nulla di quanto avvenne fu mai registrato o portato alla luce. Le ricerche di Mainer furono bandite. Curiosamente, però, alcuni Misfer furono nascosti e, solo dopo lungo tempo, distrutti. L’incidente dei “Misfer Infernali[2]”, così furono chiamati, strinse il laccio della corte imperiale nei confronti degli esperimenti  e delle ricerche che venivano condotte nelle Accademie.
Nel 397 TE la Famiglia Devenion perse la quasi totalità dei suoi membri[3], compreso il capo-famiglia, traviato dalla follia che aveva preso possesso del fratello. Le restanti Famiglie, impaurite da un precedente che avrebbe potuto scatenare future lotte di potere per annientare l’antica e prestigiosa nobiltà bavariena, optò per un compromesso: nell’eccidio rimasero in vita solo un bambino e sua madre che avevano lontani legami di sangue con la Famiglia e dunque furono posti come ramo centrale e la donna fu accompagnata a uno dei fratelli del capo della Famiglia Ura che ebbe il duro compito di mantenere il controllo sulle casate cadette che o avevano iniziato a muoversi per raccogliere sempre più potere, o avevano cominciato a cercare “protezione” altrove. La Famiglia Devenion perse tutto il suo prestigio e il suo potere, finendo per divenire la più debole delle Dodici Famiglie.


E così si conclude "Espiazione". La storia del personaggio di Lenu, però, avrà, forse, altri... approfondimenti. Che alla fine sia morto per le ferite riportate o sia sopravvissuto non è ancora certo, ma ha ancora qualcosa da dire. Tra due settimane sarà la volta di: "Desideri".
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[1] La Somagia non consente di accumulare quantità di magia elevate in una stessa parte del corpo. L’incantesimo usato da Lenu permette ciò, generando cinque fori che seguendo un’immaginaria linea retta partono dalla spalla e raggiungono il palmo della mano, divenendo come punti di sfogo in cui l’eccessiva energia viene convogliata senza che il braccio stesso vada istantaneamente in pezzi. Curioso che l’Incanto utilizzi obbligatoriamente il braccio dominante del mago.
[2] La parola “Misfer” deriva dall’elfico. L’aggettivo “infernale”, invece, deve essere considerato come una traduzione attinente al significato del termine imperiale.
[3] Molti dei quali erano divenuti utilizzatori dei Misfer Infernali dato che, almeno in quel periodo, la Famiglia Devenion aveva visto ridursi sensibilmente individui in grado di usare la magia nella sua Famiglia e nelle casate cadette che proteggeva.

venerdì 2 febbraio 2018

Tareg

È il capo-villaggio di una delle Tribù Minori che abitano le Terre del Nord: la tribù dei Mosek... [Appendice, L'Impero di Luce]

Personaggio marginale, ma questa volta del "fronte" barbaro. Ha vissuto la sua vita nel tentativo di far sopravvivere la propria tribù allo spietato e caotico mondo delle Terre Barbare; il suo più grande desiderio, trasmesso da suo padre, è quello di innalzare la propria tribù allo status di Tribù Maggiore.
Alla fine dei conti, però, rimane uno dei tanti capi-tribù che lotta per il potere, per ritagliarsi uno spazio, un territorio proprio. C'è anche da ammettere, tuttavia, che questo suo desiderio di grandezza è genuinamente rivolto alla sua tribù.
Ha un odio viscerale per gli imperiali, in quanto si narra che un suo avo sia stato ucciso durante la fallimentare campagna d'invasione dell'Impero nelle Terre Barbare.
Il destino sarà crudele, tanto con lui che con la sua amata tribù...

Nascita: 9° giorno del mese di Vilis (secondo il calendario imperiale).
Età: 45
Altezza: 1.62
Provenienza: ???, ???, Terre Barbare.
Aspetto: capigliatura e barba folta e fitta, occhi scuri, naso adunco e fisico minaccioso.
Appartenenza: Capo-tribù della Tribù Minore dei Mosek.
Citazione: "«Io sono Tareg, Capo della tribù dei Mosek.»
 

«Cosa vuole da noi una persona di così alto rango?» chiese Atlem in modo sarcastico.
 

«La vostra fortezza.»" [III - Battaglia a Mitt, L'Impero di Luce]


Tareg rappresenta il tipico capo-tribù, un "signorotto" locale che vanamente cerca di assurgere dalla moltitudine. Il sincero attaccamento verso la sua tribù, che considera alla fine come una sua più allargata famiglia, non è inusuale tra i Barbari, tuttavia, non è nemmeno una norma. Non tutti i capi-tribù, infatti, hanno così tanto a cuore coloro che guidano.
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mercoledì 31 gennaio 2018

"Espiazione", 3a Parte


«P-perché ti sei… spinto a tanto?» esclamò quando le lacrime ormai si erano essiccate.


«Per il nostro futuro. Ho scoperto la verità, Lenu. Ci hanno mentito per tutto questo tempo. Solo menzogne. Le nostre ricerche mi hanno mostrato la luce…»


“Era tutto iniziato per puro caso, per una scoperta del tutto casuale. Uno dei tanti ritrovamenti del Ramo di Ricerca Storica. Dopo un’iniziale entusiasmo, i Master Cercatori[1] avevano perso interesse, aggiornando i testi dei nuovi glifi e degli scritti ritrovati. L’attenzione fu ripresa da lui, da Mainer, Master appartenente al Ramo di Tecnica e Magia. Legati da una salda amicizia, aveva finito per incuriosirsi e partecipare attivamente agli studi. Scoprirono così di un antico rito, un rituale per donare la magia alla terra. Ciò che però li aveva veramente catturati era la possibilità di un processo inverso. Scavarono e analizzarono minuziosamente, cercando di comprendere i contorti riferimenti che si nascondevano in quegli scritti e, dopo ben tre anni di fallimenti e fatiche, trovarono la risposta: gli alberi di Tirtirc[2]. L’antica e famosa foresta, attraverso un lungo e difficoltoso processo, poteva permettere di creare strumenti atti a distribuire la magia anche a chi non poteva disporne.

Per Mainer sembrò un miracolo, una rivoluzione. Per Lenu un pericolo inaspettato. Pregò e provò con tutte le forze a mantenere segreti il più a lungo possibile i loro risultati, ma fu tutto inutile. La Federazione fu invasa da supposizioni, da pettegolezzi, da teorie e alla fine la situazione peggiore ipotizzabile si andò a realizzare. La notizia giunse alle orecchie della corte imperiale. Attraverso l’autorità del Sommo, le ricerche furono sospese e proibite. Ripensò più volte a quello che avrebbe potuto e dovuto fare. Perché improvvisamente il loro legame si era così sfaldato? Perché proprio in quel momento? Avrebbe dovuto stargli accanto e convincerlo a lasciar perdere.

La Famiglia Devenion, in cui Mainer era il fratello del capo-famiglia, prese, però, la scellerata decisione di continuare segretamente le ricerche, allontanando il Master dalla Federazione con una falsa missione di protezione. L’intenzione, almeno da quanto si venne a scoprire dopo, era di usare i Misfer, così erano chiamati negli antichi testi, per generare soldati non-maghi in grado di usare l’Energia del Mondo. Il fine era semplicemente la creazione di un nuovo esercito e infine la successiva conquista delle Terre Barbare. Qualcosa, però, andò nel verso sbagliato: i contatti con il capo-famiglia e con la villa della Famiglia furono perduti qualche mese prima e dopo alcune indagini la verità venne a galla.”


“Avrei dovuto fare qualcosa… Avrei dovuto capire che non avresti rinunciato. Anzi… forse, in cuor mio, lo sapevo. Eppure, non ho fatto nulla. Tutto questo…”


«… è colpa mia» sussurrò, interrompendo il monologo di Mainer sui misteri che aveva svelato.


«Non dire così. Tutto questo non ha alcun significato, Lenu. Fuggiamo insieme. Ti racconterò ogni cosa, nel dettaglio. Spazzeremo via chiunque non voglia crederci, qualunque folle voglia opporsi al mondo che forgeremo.»


Lo sguardo del Master dalla tunica celestina, però, fu inequivocabile. Lenu, ormai, era determinato. Avrebbe posto fine a quella pazzia.


«Perché non vuoi ascoltarmi… ? Non aneli anche tu alla verità?!»


Mantenne lo sguardo fisso negli occhi di Mainer. Il traditore, un tempo suo amico, rimase turbato, come se non fosse in grado di comprendere il suo diniego. Fu con un brivido di odio che arrivò a una conclusione.


«Tu… tu sapevi?!»


Master Lenu non negò. Il pericolo che aveva intuito era stato quanto mai giusto: che quel segreto potesse venir scoperto era una possibilità che avrebbe voluto capire prima di scendere tanto in profondità in quelle ricerche. In gioco non vi era solo l’onore delle Dodici Famiglie, la stabilità del loro mondo correva un rischio che l’Imperatore e il Sommo avevano ampiamente previsto.

Le fiamme di collera turbinarono in due colonne di tale intensità che lo costrinsero a prendere le distanze. Ebbe solo un istante per intravedere il volto trasfigurato dall’odio di Mainer, poi numerose lingue di fuoco cercarono di raggiungerlo. Evitò quanto poté, continuando a muoversi. Esplosioni e rombi riempirono la Dovnus; Mainer, pur di straziare il suo nemico, distrusse il Dovnull[3] e gran parte delle altre pedane.

Per Lenu fu una fuga continua. Cercò invano un varco, un breve momento di distrazione per avvicinarsi, ma non gli fu concesso; i suoi spostamenti, inoltre, divennero sempre più limitati dai fuochi che continuavano ad ardere tra i crateri che ormai tappezzavano il pavimento. Fu questa sua incapacità, alla lunga, a renderlo un bersaglio facile: mentre continuava a rimanere in movimento, concentrato nella sua ricerca dell’occasione per avanzare, non si accorse di una colonna di fuoco che lo aveva raggiunto dall’alto; era finito per rimanere disorientato dalla distruzione e dai suoi continui movimenti.

Fu scaraventato via, senza essere colpito direttamente, ma con il braccio sempre più dolorante e una gamba lievemente ferita. Strinse i denti con forza e tra gli spasmi di dolore si alzò. Non voleva cedere. Quello era l’unico modo rimasto per trovare il perdono, per cercare di alleviare quel peso insopportabile, quell’orrido mostro che, fin da quando aveva saputo della missione per eliminare tutti i membri della Famiglia Devenion coinvolti, non aveva fatto altro che ingigantirsi.


“Maledizione… maledizione… maledizione. Non ti lascerò morire per mano di qualcun altro!”


«Ehi, Master! Vuoi una spinta?» urlò una voce alle sue spalle, dopo un fragoroso boato.

[...]




La scoperta tanto paventata da Lenu è stata citata già in altre cronache. Per essere svelata, però, bisognerà attendere ancora molto, tuttavia, è giusto confermare che il pericolo, che il Sommo, l'Imperatore e altre cariche imperiali vi vedono, è tutt'altro che esagerato.
La prossima settimana ci sarà il finale di questo racconto, che sarà, per così dire, scoppiettante. Non perdetevelo!
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[1] È l’appellativo che viene comunemente dato ai Master legati al Ramo di Ricerca Storica.

[2] Sono alberi molto rari e presenti solo nelle vicinanze del Lago del Primo Re. La loro particolarità, come anche il loro esiguo numero, è dovuta alla mole spropositata e alle gigantesche e in parte superficiali radici, capaci di creare, negli esemplari più antichi, veri e propri labirinti di legno.


[3] L’altare vicino al drappo è definito “Il Cuore dell’Enunciazione”. Era il luogo dove, il capo-famiglia, secondo antichi riti e tradizioni bavarieni, leggeva ai giovani rampolli le leggende, le gesta e i segreti della Famiglia.

lunedì 29 gennaio 2018

L'ECONOMIA IMPERIALE: I TERRITORI DELL'IMPERATORE

[L'IMPERO]

Fin dall'assestamento definitivo dell'Impero, questi territori centrali furono pensati per essere una proprietà esclusiva dell'Imperatore e della sua corte. L'intento era di mantenere una dovuta indipendenza di Sua Maestà, così da non far indebitare, in futuro, la corona con le Dodici Famiglie, che finirono per accaparrarsi terre, rendite e ricchezze non indifferenti, tanto da renderle tuttora estremamente ricche. Proprio per questa singolare situazione, le pianure centrali furono rinominate come le "Pianure dei Dragarsc", ovvero la nobile dinastia dei regnanti di Baverie e dell'Impero.
La popolazione che abita questi luoghi vive in una sorta di mezzadria, sottoposta a un contratto direttamente con la corte imperiale. È considerato, e non a torto, come una delle regioni più immutabili nell'Impero: gli scambi commerciali si concentrano nelle zone vicino alle quattro grandi città, il resto vive semplicemente continuando a rispettare questo contratto di mezzadria.
Proprio Ucrim, Tern, Militem e Shold rappresentano quattro realtà semi-indipendenti, che attraverso i loro governatori hanno finito per creare una propria autonomia, così da liberarsi del gravoso accentramento della corte di Lucem.
La Capitale, il cuore pulsante dell'Impero, controlla come un'ombra soverchiante tutto ciò che la circonda, a tal punto che, per avvicinarsi a Lucem è necessario avere permessi speciali e superare numerosi controlli degli avamposti e delle ronde della Guardia Imperiale. Questa terra è considerata come la più sorvegliata di Ethusa e, da 600 anni, non ha più conosciuto piede straniero.
Fin dalla prima diffusione della moneta imperiale, nei territori centrali il baratto è stato bandito per legge.
Infine, una curiosità: si narra, spesso, che la Torre di Luce sia visibile dai quattro angoli di questa regione, ma è solo una mistificazione; la reggia dell'Imperatore e della sua corte, infatti, è da secoli protetta da un velo di invisibilità che viene costantemente rigenerato dai Master della Federazione. Solo chi raggiunge le porte della Capitale può cominciare a intravederla.

E con quest'ultima "rassegna", chiamiamola così, si chiude il capitolo sulle singole "province" imperiali. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, e alcuni temi verranno approfonditi da altri post e dalla Storia principale, tuttavia il prossimo argomento sarà sull'economia e sulla società zheltiana.
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venerdì 26 gennaio 2018

Tommer

È un Master che fa parte della guarnigione alla fortezza di Mitt. Gli viene affidato Amer da Etan momentaneamente... [Appendice, L'Impero di Luce]

Le iniziative di questo personaggio, che alla fine risulteranno essere del tutto personali, finiscono per mettere in moto eventi che, sicuramente, avrebbe preferito evitare. Lo definerei un personaggio secondario che finisce per avere un breve spazio in questa storia. Il suo presente, purtroppo, è fatto di riampianti e se fosse stato presentato appena una quindicina di anni prima il suo carattere sarebbe stato così diverso da far pensare di avere davanti un'altra persona. Pur recriminando spesso su quanto abbia lasciato veramente poco "dietro di sé", Tommer finirà per lasciare una traccia indelebile in Amer.

Nascita: 21° giorno del mese di Piuliat.
Età: 67
Altezza: 1.57
Provenienza: Ucrim, Territori dell'Imperatore, Impero.
Aspetto: ha la schiena incurvata e leggermente ingobbita, capelli e barba bianca, che lo fanno sembrare più vecchio di quanto effettivamente sia; ha occhi verdi, con striature giallastre, che sono capaci di incutere rispetto in chi vede soltanto un vecchio indifeso.
Appartenenza: /
Citazione: "Mentre si addormentava, sognò la sua defunta compagna. Si trovavano nel loro appartamento a Ucrim e stavano per mangiare, ma a tavola era apparecchiato per tre persone. Fu con somma sorpresa, e con qualche lacrima nel sonno, che vide Amer sedersi accanto a lui e sorridergli come il figlio che non aveva mai avuto." [IX - Spostamenti, L'Impero di Luce]


Tra le Cronache ci sarà spazio per un racconto su di lui e il rapporto che si creerà con il Comandante della Fortezza di Mitt, Atlem. È curioso annotare che Tommer era uno di quelli definiti come "Maghi completi", ovvero nascituri da una coppia di maghi. 
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