mercoledì 11 ottobre 2017

"La Nascita delle Sei Fortezze", 3a Parte




Rimase più impressionato dal fatto che non l’avesse notata quando era entrato nella struttura che dall’arma in sé. Dourgrand era la lama del primo “progenitore”, almeno secondo la Famiglia Cardas, delle Dodici Famiglie: ciò che la caratterizzava, e che attirò subito lo sguardo del suo nuovo spettatore, era il frammento di una zanna di lupo incastonato nel manico, un diretto e chiarissimo rimando al “nome” della nobile famiglia. Percepì un brivido percorrergli la pelle, una sensazione che non aveva nulla di sgradevole, ma sicuramente di potente. Quella era la testimonianza di un passato antico, assunto a mito e trasmesso di generazione in generazione non solo dai membri della Famiglia Cardas, ma da tutto il popolo bavarieno.


“Chissà se la profezia secondo cui il giorno in cui la Famiglia Cardas smarrirà Dourgrand cadrà è vera…?”


Avrebbe voluto soffermarcisi di più, tuttavia la sua mente fu turbata da un’intensa curiosità. Ruotò la testa verso il secondo muro vuoto, opposto a quello dove la “Zanna” attendeva, e si domandò nuovamente come era possibile che fosse stato così sbadato: una bacinella di porcellana, rivolta in modo tale che l’interno fosse ben visibile, era fissata mediante delle assi di legno alla parete. Rametti, foglie e fiori la decoravano, gli stessi che comunemente venivano chiamati “Loudass”[1].


«Noto che la sua mente è attirata da oggetti dal notevole valore. L’ha riconosciuta?»


«Come non si potrebbe. La Gladlassren[2], un oggetto su cui corrono leggende e miti. Si narra che sia capace di rendere l’acqua con cui viene riempita in grado di curare qualunque male; altri dicono che permetta di bere l’elisir di lunga vita; altri sussurrano che sia soltanto un oggetto maledetto dalla stregoneria. È… è davvero capace di ciò?»


Mitt vide per la prima volta Denzar esitare. Non rispose subito, si mise prima a osservare, meditabondo, l’oggetto in questione. Stava forse soppesando cosa dirgli? Possibile che ci fosse un fondo di verità?


«Potrei raccontarle ciò che so, ciò che ho visto, tuttavia non credo che gioverebbe a qualcuno. Tanti hanno aspirato a quella bacinella, alcuni me l’hanno anche richiesta, due sono stati persino in grado di rubarla alla mia famiglia. In ogni caso, però, ha sempre fatto ritorno. Indubbiamente è un oggetto dal “potere occulto”, tuttavia è un bene per lei e per chiunque altro non sapere. Desiderarla, non importa quale sia il motivo, non porta mai nulla di buono. La magia ha sempre un prezzo da pagare.»


Questa volta la sensazione fu spiacevole: un insidioso timore iniziò a serpeggiare nel suo animo e per un attimo, un frangente fugace e quasi impercettibile, gli parve di essere sondato da qualcosa che, voracemente, cercava un appiglio, uno spiraglio, un’angoscia a cui aggrapparsi. Fu un sollievo sentire la voce del capofamiglia rompere nuovamente il silenzio, prima che desideri proibiti cominciassero a sobillare il suo spirito e la sua mente:«Che ambizione può avere un uomo che già possiede tutto questo, un uomo che, nolente o volente, è inevitabilmente eclissato dalla fama e dalla gloria dei suoi avi? La memoria, Fhard Mitt. Un segno, un marchio che deve lasciare un solco così imponente su questa terra da non poter essere dimenticato tanto facilmente. E lei, mi darà proprio questa possibilità. Quindi, per favore, non si nasconda più e mostri quel desiderio così ardente che condividiamo.

Detto ciò, le illustro cosa è necessario modificare: il muro in sé è improponibile e impossibile e non solo per motivi economici, ma anche, principalmente per motivi logistici. Per costruirlo sarebbe necessario dirottare sufficiente materiale dalle miniere di Vourglan e di Nienden[3]…»


«Perdonate l’insolenza di interrompervi, nobile Fhard, ma non basterebbe utilizzare la miniera di pietra bianca dei Monti Freddi?»


«Non sia ingenuo,» esclamò Denzar, sfoderando un sorriso divertito «le sue fortezze saranno costruite in Endiurg[4]


«Ma in questo modo i costi rimarrebbero comunque altissimi!»


«Riguardo il costo dei materiali non si deve preoccupare. Me ne occuperò io. Riguardo, invece, alla “forma” della sua “creatura” avevo pensato a qualcosa di questo genere.»


L'esposizione dei cambiamenti al suo progetto lo portarono a immaginare qualcosa di completamente diverso e, per un attimo, ne rimase lievemente deluso.


«Tuttavia, in questo modo le razzie non si fermeranno...»


«Al contrario. Useremo una difesa naturale che nella Satrapia del Nord è molto più vasta di qualunque fortificazione: la Durren dran[5]. Sposteremo tutti i villaggi entro la foresta e lasceremo a quei folli barbari solo terra brulla e desolata. Quando cercheranno di invaderci, se saranno tanto sciocchi da illudersi di potersi intrufolare senza conseguenze, in brevissimo tempo si troveranno con la linea di supporto e la via di fuga tagliata e davanti a loro una foresta di cui non conoscono nulla, nemmeno il fatto che vi siano dei presidi di soldati imperiali pronti ad accerchiarli. Crederanno di venire come orsi ruggenti, quando in realtà non saranno altro che topi in trappola.»


Il sangue cominciò a ribollirgli nelle vene. Riusciva a “vedere” quei rozzi assassini circondati, disperati e poi fatti a pezzi. Sentiva l'impeto di urlare, di scatenare il suo odio, di trovarsi lì nel momento in cui le Sue costruzioni li avrebbero prima illusi e poi avrebbero segnato la loro fine.

Quando alzò lo sguardo e incrociò quello del capofamiglia non provò altro che ammirazione e obbedienza.

«I vostri consigli hanno illuminato la mia mente e il mio cuore, Iundar. Quando potremo iniziare?»



«Un uomo assetato di sangue... benché non voglia sporcarsi le mani direttamente. Patetico.»

«Su, su, fratello. Non essere così lapidario. Molti hanno la fortuna di nascere dotati in un campo, alcuni in due, i talentuosi e i migliori in molti di più. Quell'uomo sta solo cercando di portare avanti il suo egoistico desiderio nell'unico modo che sa di poter gestire meglio e questo lo rende una persona più intelligente di tanti altri.»

Bool fissava il fratello maggiore ritto in piedi, accanto a lui, mentre quest'ultimo scrutava, assorto, il fuoco che ardeva nel camino. Si era ormai fatta sera e, come faceva spesso, aveva deciso di esporre a suo fratello il loro prossimo “investimento”.

Fhard Bool aveva ripreso molto da sua madre: gli occhi bruni e i capelli tra il biondo chiaro e il castano. Dal padre, invece, a differenza del fratello, aveva ripreso la corporatura, massiccia, e l'altezza, imponente.

«Non credevo che avresti accettato un simile... affare. Se così si può chiamare. Trovi veramente importante questa fortificazione al nord, quando le attenzioni di Sua Maestà si stanno sempre di più spostando verso il sud[6]

«Sai, fratello, qual è la caratteristica che un buon capofamiglia, o un buon regnante, deve avere? La lungimiranza. Il sud non sarà che un passatempo temporaneo. Il Nord rappresenta il futuro. Una volta che il progetto raggiungerà la corte, Sua Maestà ne prenderà atto e lo approverà, permettendoci, così, di attingere anche a dei sostanziosi contributi imperiali. E un giorno, sarà la Famiglia Cardas a essere ricordata come la famiglia che per prima predisse il pericolo del Cournan Dangar[7]

“E chissà, forse, un giorno, si potrebbero rivelare più utili di quanto, adesso, possiamo immaginare.”


Il progetto che Denzar aveva dietro le fortezze non andò mai realmente a compimento. Sta di fatto, però, che la sua idea di porre tali fortificazioni come un merito della Famiglia Cardas ebbe, in futuro, conseguenze inaspettate.
E così si conclude questo racconto riguardo il Bastione del Nord. Tra due settimane vi aspetterà una storia, forse, ancor più singolare: "L'essere un Guaritore".
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[1] Il termine in sé non ha significato; esso riprende la frase : “Chunnic ur darg ver en lou dles er dass”, il cui significato sarebbe  “Soppesate il valore di una vita mortale o immortale”. Comunemente tali fiori sono noti come Velust, ma, con la crescita della leggenda intorno a questo potente strumento magico, hanno assunto anche il nome che più di tutti rimanda al suo leggendario potere: “Loudass”, “Il Fiore Immortale”.

[2] “Desiderio proibito”.

[3] Sono due cave sfruttate dai neoimperiali sui Monti Tempestosi.

[4]È lo stesso materiale che fu usato per costruire la Torre di Luce e altre roccaforti imperiali; nello stesso periodo in cui Mitt incontrò il Fhard Denzar, senza che Mitt ne fosse a conoscenza, ne fu scoperto un grosso “giacimento” nei Monti dell'Est. Precedentemente la presenza di tale materiale era stata riscontrata solo sui Monti Freddi e sulla Cinta di Arsan. È più resistente della pietra e della pietra bianca, sebbene più pesante.

[5]“L'Ultimo Passo”. È bene considerare che le dimensioni della Foresta del Nord, al tempo di Denzar e Mitt erano maggiori.

[6]Pochi anni più tardi l'avvio della costruzione della futura Fortezza di Mitt, l'Impero diede inizio alla campagna di conquista dell'Arcipelago dei Falsi.


[7]“Il Freddo Nord”; il termine è usato spesso dal ceto popolare per indicare “quell'immenso e ignoto territorio, pullulante di creature, abomini e rozzi Barbari”.

lunedì 9 ottobre 2017

LE TRIBÙ BARBARE

Le terre del nord sono sempre stato un mistero per gli abitanti dell’impero, compresi i loro abitanti. Nel periodo in cui Evansburg cominciò la sua conquista, il futuro imperatore si ritrovò a combattere contro i villaggi di questo popolo che aveva cominciato a stabilirsi anche in quelle terre. Non è ben chiaro quando il termine “Barbaro” entrò nel linguaggio comune, ma molti ritengono che si possa far risalire anche a quel periodo... [Da "L'Impero di Luce", Appendice]

Nell'immaginario imperiale le terre del nord sono sempre state una terra selvaggia, rimasta nell'era in cui le bestie erano capaci di cacciare l'uomo, in cui l'uomo stesso non era ancora stato capace di imporsi sulla natura. In tale visione, i suoi abitanti, fin dai primi contatti tra bavarieni e barbari, sono sempre stati visti come i classici rozzi e incivili, che gravitano vicino ai confini dell'Impero con l'unico intento di razziare e uccidere.
Dal punto di vista dei Barbari stessi, gli imperiali sono sempre stati disprezzati per quel loro sentirsi superiori e temuti per l'ampio uso della "stregoneria". È indubbio, infatti, che questo popolo sia molto superstizioso e consideri la magia come il segno della decadenza che "quelli del sud" stavano subendo, o che comunque avrebbero presto subito.
A causa di tutto ciò, e delle continue invasioni dovute alle migrazioni di tribù che cercavano un luogo sicuro in cui stabilirsi, i rapporti con l'Impero sono sempre stati roventi. Inoltre, sia gli imperiali che i barbari hanno compiuto una grande campagna, tuttavia sembra che il momento della rivalsa per questi "selvaggi del nord" stia per giungere... 





Nel primo volume, i personaggi legati a questo popolo saranno limitati e verrà decantato molto spesso la sua potenzialità bellica. Nel secondo volume, invece, si andrà più a fondo, scoprendo come la cultura barbara, e in generale molte cose che li riguardano, siano più particolari e caratteristici di quanto si pensi.
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venerdì 6 ottobre 2017

Temer

È il padre di Sefer e non ha abilità magiche. Lui stesso si vanta dei suoi avi agricoltori e di come la sua famiglia sarebbe rimasta per sempre legata a quella terra.
Ha un carattere duro, ma sa essere anche comprensivo... [Appendice, L'Impero di Luce]

Un personaggio che può tranquillamente essere considerato marginale e che sarà a lungo marginale. Non ha doti magiche e il suo unico scopo è sempre stato quello di perpetrare la sua discendenza come contadini e coltivatori di Roc Sym.
Avendo simili propositi e disprezzando la magia, la scoperta che il suo primigenito sia un mago non lo fa certamente gioire.
Riguardo il suo destino, per quanto possa sembrare superfluo, bisognerà attendere ancora a lungo prima di vederne qualche sviluppo...

Nascita: 17° giorno del mese di Illiniut.
Età: 41
Altezza: 1.74
Provenienza: Roc Sym, Satrapia del Nord, Impero.
Aspetto: gli occhiazzurri dal padre e capelli tra il castano e il biondo. La barba incolta e la corporatura robusta e vigorosa dimostrano chiaramente quanto tempo e fatica spende e ha speso nel suo campo.
Appartenenza: /
Citazione: "«Cosa vorresti dire?» chiese il padre.
 
«Tu sei serio nei momenti in cui devi esserlo e rilassato quando lo puoi essere. Lui, secondo me, è così.»
 
«Capisco. Una persona matura e non stupida come certi
ragazzini» lo schernì, accennando un sorriso." [I - Roc Sym, L'Impero di Luce]



Una comparsa che riceve un piccolo spazio a inizio romanzo; tuttavia anche personaggi così al limite della trama, possono avere la loro rivalsa. Bisogna solo attendere il momento giusto 😉.
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mercoledì 4 ottobre 2017

"La Nascita delle Sei Fortezze", 2a Parte




«Ehm… mio padre… ha… ha sempre desiderato per me la migliore delle istruzioni.» tentò di interloquire, sorpreso non poco dalla piega che aveva preso la conversazione «Mi è stato permesso di studiare con vari insegnanti, professionisti nelle più disparate delle arti, ma il migliore, se mi è permesso sbilanciarmi, è stato sicuramente Dolorn[1] Avedertz.»


«Ho sentito parlare di questo Dolorn dal fantomatico stile essenziale e semplice. Il suo modo di porsi e di scrivere sono indubbiamente frutti del suo lavoro… Mi perdoni, forse la sto confondendo con i miei deliranti discorsi, tuttavia ho sempre la premura e un certo obbligo personale a comprendere la persona che mi si presenta davanti, soprattutto se in cerca di un certo tipo di sostegno. Prima che mi presenti il progetto, posso domandarle cosa l’ha spinta a proporre ciò a vari esponenti nobiliari?»


Non era la prima volta che gli veniva posta quella domanda, ma negli altri casi aveva avuto la fortunata possibilità di sviare il discorso sullo stesso progetto che ormai stava presentando. Si rese conto, però, che davanti a sé non vi era un semplice membro di una delle Dodici Famiglie.


“È come se quegli occhi fossero in grado di scrutarmi l’animo e rapire il mio spirito. Sono come lame affilate e pronte a trafiggermi. Perché sento l’irrefrenabile e vergognoso bisogno di temere questo individuo, di inginocchiarmi di fronte a lui e servirlo al meglio… Non mi è più possibile scappare… ormai…”


«Sei anni fa ho servito per due anni nel 54° Manipolo dei Rur-drivin[2].» gli rispose, notando subito un guizzo di comprensione negli occhi del suo interlocutore «Diciamo che la mia carriera militare è finita rapidamente. Un vero dispiacere per il mio amatissimo padre, tuttavia… non potevo sopportare oltre…»


Sperò con tutto il cuore che bastassero quelle parole, ma comprese che il capofamiglia voleva sapere e non avrebbe accettato che il discorso venisse troncato in quel modo. Abbassò lo sguardo e cercò la forza di non farsi sommergere dai ricordi: la campagna, il suo volto e il suo sorriso, le felici e solari giornate, le fiamme, il sangue, il corpo senza vita. Strinse con tutta la forza il bracciolo sinistro della poltrona, poi rialzò lo sguardo e con un respiro affannato e un volto stremato disse:«In quelle terre ho perso la donna con cui ero destinato a vivere, la persona a cui il mio cuore aveva deciso di abbandonarsi e farsi cullare.

Le piazzeforti presenti al confine non sono minimamente sufficienti. Piccoli gruppi di Barbari, predoni del nord, molto spesso penetrano e razziano quel che possono prima di venire individuati. Non hanno alcuna pietà. Il mio unico desiderio è…»


«La vendetta, dunque.» lo interruppe Denzar «Avevo supposto i motivi più bislacchi, anche se ho la netta impressione che il suo furente desiderio sia strettamente legato con la sua ambizione. Sbaglio?»


“Come fa? Come può capire ciò che non viene detto? Sono forse i mie sospiri incapaci di trattenere e contenere i miei più intimi pensieri?”


«Non c’è nulla di cui vergognarsi, Fhard Mitt. Tutti gli uomini ambiscono alla grandezza e chi non riesce ad ammettere questo dato di fatto è semplicemente qualcuno che non è riuscito a raggiungere ciò a cui ambiva. Devo dire, anzi, che le sue motivazioni sono più che esaustive. Avrebbe fatto meglio a parlarmene prima. Avrei accettato il progetto senza nemmeno visionarlo.»


«Quindi…?» chiese allibito, senza avere il coraggio di finire la frase.


«La Famiglia Cardas appoggerà il suo progetto, tuttavia, dato che si trova qui, sarebbe un peccato impedirle di mostrarmi la sua “creatura”.»


Mentre un raggiante e baldanzoso Mitt prendeva le varie pergamene arrotolate poggiate a terra, il capofamiglia batté le mani due volte, il cui segnale fece spalancare le porte d’ingresso. Dal breve corridoio sbucarono due servitori che, sebbene vestiti con calzoni e maglie che lasciavano scoperti gambe e braccia, avevano un portamento stranamente elegante. Sollevarono il tavolinetto con sopra il vassoio e la tazza di Mitt e, una volta usciti, rientrarono dopo poco tempo con un altro tavolo, più rialzato e dalle dimensioni più congeniali per continuare quell’incontro.

Tornati di nuovo a essere soli nella sala, Mitt passò la pergamena più grande e vistosa al nobile che la srotolò, gli diede una rapida occhiata e poi la depose.


«Allora, il sistema del “Muro Inviolabile” è molto semplice, sebbene terribilmente dispendioso: costruire una fortificazione continua, semicircolare, che, usando gli stessi Monti di Confine come barriera naturale, chiuda qualunque accesso dal passo di Vansburg e di Uolm. Si tratterebbe, se i miei calcoli non sono errati, di un muro lungo più di mille drahe[3]. Qui con me, naturalmente ho i progetti anche delle varie fortezze che costelleranno il muro e che…»


«Dispendioso è un eufemismo, come altrettanto generosa è la sua stima sulla lunghezza di questo “Muro Inviolabile”.»


“Maledizione… non può abbandonarmi anche lui…”


«Bè, potremmo fare qual…»


«Mi mostri i progetti delle fortezze.»


Rimase lievemente interdetto, ma non si fece ripetere due volte quella richiesta. Srotolò un’altra pergamena e la depose sul tavolo, sopra quella che sembrava ormai essere stata bocciata.


«Avevo considerato di far costruire Sei Fortezze, in collegamento con la muraglia stessa, così da permettere un’adeguata sorveglianza. Avranno mura circolari e, sebbene possa essere più dispendioso, bastioni con trabocchi. Naturalmente sarà necessario controllare il territorio e la sua conformazione anche più dettagliatamente di come ho fatto io, tuttavia…»


«Indubbiamente grandioso, Fhard Mitt.» lo interruppe nuovamente, facendo sobbalzare il povero Mitt, terrorizzato dall’idea che potesse essere rifiutato definitivamente «Posso ben comprendere perché altri hanno rifiutato. Non è qualcosa su cui le persone caute si gettano volentieri.»


“È finita…”


«In questo stadio, il progetto non è fattibile, tuttavia…» e il tono sembrava indirizzato esattamente al pessimismo che ormai stava invadendo Mitt «con qualche cambiamento e piccolo accorgimento, il suo progetto è attuabile.»


«Perdoni la mia arroganza, mio fhard, a cosa si riferisce esattamente?»


«Teme per la sua creatura, fhard Mitt?»


«No… no, è solo che…»


«Le ripeto che non ha nulla di cui vergognarsi o da nascondere. Io e lei siamo uomini simili, da un certo punto di vista. La nostra ambizione ci contraddistingue, ci guida, ci porta a disperarci e a immolarci per l’obiettivo che così ardentemente vogliamo raggiungere. Guardi là,» disse, facendo voltare con un movimento del volto verso una delle due pareti “vuote” della stanza «riesce a riconoscerla?»


«Possibile che sia… Dourgrand[4]

[...]







Il "Bastione del Nord", altro modo in cui vengono nominate le Sei Fortezze, fu pensata da Mitt come una protezione, una barriera contro la ferocia dei barbari e come una possibilità di avere il suo nome scritto nelle cronache e negli annali.
Denzar, però, aveva uno sguardo più pragmatico e molto, molto più a lungo termine riguardo lo scopo e l'utilizzo di quelle fortificazioni settentrionali...
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[1] È un termine di provenienza bavariena usato per riferirsi a “Maestri” che, sotto profumati pagamenti o favori di altro genere, istruivano i rampolli della nobiltà. Questa figura sparirà definitivamente con l’affermarsi della legislazione imperiale.

[2] “Corpo dei Lancieri”.

[3] È un’unità di misura bavariena. Corrisponde, all’incirca, a due metri. Il termine si riferisce a una lunga asta cerimoniale, alla cui estremità ha tre cerchi concentrici, uno più piccolo dell’altro; tale strumento veniva usata durante i “Giuramenti del Sangue”.


[4] Il termine è antico e la sua traduzione non è così certa. “Zanna”, l’arma, ormai solo cerimoniale, brandita dal capostipite della Famiglia Cardas.