mercoledì 17 gennaio 2018

"Espiazione", 2a Parte




Raggiunsero uno spiazzo da cui era possibile sia accedere al secondo piano, attraverso un’ampia scalinata, e alla Dovnus. In lontananza sentivano rumori e fragori, segno che nel resto della villa la battaglia non era ancora conclusa.


«Master Lenu può fare una perlustrazione?» chiese il Tanreal, mentre gli si avvicinava.


«Posso provare.»


Si chinò e tastando il freddo della pietra con i polpastrelli cercò di farsi una visione dell’interno. Non gli fu possibile. Fu respinto da una forza esterna.


«Temo che non sarà così facile. Non ci faranno capire in quanti ci attendono lì dentro» esclamò il Relurg Estran.


«Purtroppo ha ragione. Suppongo che abbia preparato un Sigillo per schermare la sala.»


«Quindi vogliono giocarsela tutta nella Dovnus. Dovremo sfondare con la forza.»


«Non è consigliabile, Tanreal. Non posso dire se il Sigillo abbia altri “termini”. Potremmo finire in una trappola ancor prima di confrontarci con i nostri nemici.»


«Potrei pensarci io» si propose Ognan «Non sarà complicato distruggere la porta e il Sigillo se lo colpisco come ho fatto prima.»


Si misero a discutere. Lenu era contrario. Un’azione così dirompente avrebbe potuto anche causare danni seri alla struttura della villa. Sarebbero potuti morire tutti quanti. Il Tanreal, sebbene titubante, però, alla fine diede ragione all’agente del Token-Akrusteir.


“Non posso lasciarti morire così. Prima… prima… dobbiamo assolutamente parlare!”


Si incolonnarono, creando un corridoio umano che desse spazio di manovra al Relurg Estran. Gli sembrò quasi surreale quanto avvenne: dal nulla, attraverso una trasformazione repentina quanto accurata, si generarono due poderose braccia umane, proprio all’altezza delle spalle dell’inerme Ognan. Erano più grandi di braccia normali e, inoltre, non avevano alcun collegamento fisico con il corpo del proprio creatore. Sembravano semplicemente rimaste sospese.

Improvvisamente, la mano sinistra si piegò, si chiuse a pugno e iniziò ad ammassare energia, fino a rilasciare una fioca luce. A quel punto, il braccio si caricò e colpì le porte d’ingresso della Dovnus. Lenu cercò di coprire il volto dai detriti e dal fumo. Rimase solo qualche attimo interdetto e sorpreso da quel potere. Tornò a concentrarsi sul suo compito, sull’obiettivo che si era dato. Non ascoltò nemmeno l’ordine del Tanreal di caricare. Si slanciò con forza e in pochi passi, grazie alla Somagia, era già all’interno e aveva superato lo stretto e breve corridoio che permetteva di accedere al “Cuore” della villa: una sala circolare, dal soffitto che sembrava occupare persino il secondo piano[1] e dagli alti colonnati incassati nel muro che finivano per dividerla in sette diverse sezioni, ognuna delle quali permetteva di inoltrarsi in un'altra ampia sala dove vi erano le reliquie della Famiglia Devenion; al centro della sala vi era un enorme braciere e intorno ad esso un lungo anello di pietra, dove vi erano appoggiati tomi e pergamene; su tutto ciò, campeggiava, nel muro opposto all’entrata vi era un lunghissimo drappo verde smeraldo su cui vi era stilizzato l’Hublon[2].

Master Lenu, tuttavia, non si fece impressionare. Aveva già visitato una Dovnus. Aveva un unico obiettivo. Il suo percorso, però, fu subito intralciato da figure ammantate di nero, tanto da sembrare spiriti riportati dal mondo dei morti. Spettri che impugnavano lunghi bastoni lignei e da cui scaturirono fiamme scarlatte e mortali. Si salvò perché l’attacco fu totalmente caotico; nessuno ipotizzò che potesse riuscire a scansarsi e così ebbe il tempo di muoversi verso i primi nemici e, nello stesso tempo, di formulare l’Incantesimo:«Akru Isvegnus, Bolla Acuminata.»


Mentre correva e copriva le distanze, una bolla trasparente e luminescente si ingigantì, passando per dividersi prima in due sfere e poi in tre, l’una più grande dell’altra, e infine per venire tutte e tre inghiottite dall’ultima. La bolla, che si era librata in aria durante il processo, esplose quando Lenu si stava avvicinando al suo raggio d’azione. Centinaia di aghi colpirono e devastarono il terreno davanti a lui. Le fiamme e i traditori furono spazzati via dalla velocità e dalla potenza dell’urto. Non si guardò indietro e iniziò a fare il giro dell’immenso braciere centrale: il Relurg Estran, nel frattempo, tentava di fronteggiare le fiamme e di proteggere i soldati che avanzavano lungo la sala.


“Dove sei?! Dove sei?! Devi essere qui. Non puoi essere scappato!”


Non ebbe grosse difficoltà a raggiungere l’altro lato della Dovnus. I nemici si stavano muovendo lentamente, puntando a fermarli all’ingresso. Non avevano previsto che qualcuno riuscisse a sfondare la prima linea tanto rapidamente. La Somagia aveva molti usi e uno dei più utili era il potenziamento della mobilità nelle gambe. La maggior parte di quei fantocci non aveva nemmeno la minima idea di cosa fosse la magia.

Notò la sua figura quando il braciere glielo permise. Dall’anello di pietra si formavano progressivamente delle pedane rialzate sempre più grandi, l’ultima delle quali era enorme ed era vicinissima all’imponente drappo; sembrava un altare, tanto più che sopra vi era un costone di pietra rettangolare e una figura intenta a leggere e a sussurrare parole sfuggevoli e maledette.


«Maineeeer!» urlò a squarciagola mentre si avvicinava.


La figura incappucciata e dalla tunica stretta e avvinghiata al corpo si voltò. Un volto emaciato, dai capelli neri sfoltiti e ingrigiti, solcato da strani e terrificanti venature dalla tonalità amaranto. Rimase confuso e spaventato; persino i suoi occhi avevano perso il colore verde acceso per mutarsi in una colorazione violacea.


«Mainer… Oh dei.»


L’amico, però, non fu esitante quanto lui: si gettò dalla pedana rialzata diversi metri e generando delle fiamme dal braccio colpì il pavimento. La colonna di fuoco si diresse subito verso Lenu che fu in grado di spostarsi ma venendo colpito al braccio destro, abbattendo la barriera magica in un frangente rapidissimo. Fu gridando per il dolore e con grande forza di volontà che riuscì a formulare l’Incanto che salvò il suo braccio:«Akru esquien, Acque della Benedizione.»


Mentre il suo braccio veniva devastato dalle fiamme, vi passò sopra, a debita distanza, il palmo della mano da cui cadde del liquido che lentamente evitò il peggio.


“Chissà se riuscirò a muoverlo nuovamente.”


«Dovresti prestare più attenzione durante uno scontro, Lenu.»


Si irrigidì e, voltandosi, ebbe l’autentico timore di stare per essere ucciso. Non fu così.


«Mainer. C-che… cosa hai fatto?»


Le disse senza nemmeno rifletterci troppo. Era rimasto veramente sconvolto dalle condizioni dell’amico. Sapeva che il suo dovere l’avrebbe presto costretto a riprendere quel combattimento, ma non era riuscito a esimersi da quell’interrogativo, da quella futile e pretestuosa preoccupazione.

Il traditore lo fissò per qualche istante, pensieroso, poi, con uno sguardo lievemente triste, scostò la veste che aveva sotto la tunica e che era spaccata all’altezza del collo.

Il suo primo istinto fu quello di vomitare. Dopo qualche attimo di autentica e destabilizzante sorpresa, lacrime calde sgorgarono dai suoi occhi.


«Sei un totale idiota.»


Un’asta di legno era stata incastonata nel suo busto: la pelle sembrava essersi adattata al corpo estraneo e lo aveva parzialmente ricoperto e, in segno di totale fusione, era stata segnata da solchi di quella tonalità amaranto che finivano per arrivare fino al volto e che ricoprivano l’asta stessa. Il suo corpo pulsava energie che, secondo Lenu, tentavano di esprimere le forze che lo attraversavano, ma che, in realtà, si stavano semplicemente irradiando e stavano consumando Mainer. Fu una visione fugace, fin tanto che l’amico trattenne la veste, degna del peggior incubo possibile.

[...]




Questi bastoni, o artefatti magici se volete chiamarli così, hanno una loro comparsa diretta anche nella Storia principale. Ciò che celano, però, è ben più pericoloso e molto di quanto li circonda ha un interesse ben più importante.
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A presto e stay tuned 😁😉.




[1] In realtà, la Dovnus è la sala più alta e grande della villa e dall’esterno risalta inevitabilmente.


[2] È l’animale sacro della Famiglia, il simbolo legato all’antica leggenda che narra la nascita della Famiglia stessa. La bestia, rintracciabile solo in una zona della Satrapia del Sud, è quadrupede, dalla mole pericolosa e dalla coda rossa, ha il muso incassato nelle schegge verde smeraldo che caratterizzano la sua schiena, parte della pancia e delle gambe e che finiscono per nascondere gran parte del pelo e della pelle dell’animale. Le schegge vengono comunemente chiamate Devenion.