mercoledì 21 febbraio 2018

"Desideri", 1a Parte



Assaporare quell’aria fredda, quell’atmosfera così magnetica, ultimamente era diventato un obbligo più che un passatempo: si sedeva vicino la finestra, sotto la pallida luce della luna e si metteva a osservare la roccaforte, poi la piana e infine, in lontananza, i Monti del Confine. Quello sfondo, quel paesaggio, sembrava urlare la sua forza, l’ignoto che cercava di celare a uno sguardo distratto.

Tommer era giunto solo da qualche mese alla Fortezza di Mitt ma non poteva che ritenersi soddisfatto. Per cinque anni aveva cercato un luogo dove riposare, dove fermarsi a riflettere, a capire cos’altro la vita poteva riservargli. Aveva perso la sua amata compagna, non aveva figli e le conoscenze che poteva definire amicizie erano distanti, alcune, forse, ormai recise.


“Quanto ancora potrò sfuggire? C’è davvero altro che mi attende in questa vita?”


Arrivare a cinquantacinque anni era già un traguardo, non aveva idea quanto lo fosse per un Master come lui, ma, comunque, tutto sembrava così futile davanti a una vita che lentamente raggiungeva l’arco conclusivo senza aver lasciato nessuna traccia concreta. Cosa rappresentava vivere, senza aver lasciato un segno, una prova del proprio passaggio, della propria esistenza? Quelle domande lo tormentavano spesso.

Sospirò e si concentrò sui banchi di nuvole che nascondevano le vette di quelle montagne che parevano toccare il cielo e le stelle, dimora degli dei.


“O magnificente madre,

o meravigliosa Natura,

perdona le mie colpe,

mostra il tuo splendore,

culla i nostri animi.”


Doveva averla letta o sentita su qualche tomo, ma non aveva idea di chi fosse l’autore. Ebbe, però, la netta sensazione che, chiunque l’avesse formulata o scritta, doveva aver avuto davanti uno spettacolo molto simile a quello che adesso lui poteva ammirare.


“Forse dovrei partire e basta. Attraversare i monti e sparire. Chi soffrirebbe per la mia perdita? Chi proverebbe rancore per la mia decisione?”


Fu un rumore, un lieve tocco a sorprenderlo, a prendere una decisione per conto suo. Inizialmente credette persino di esserselo immaginato, ma un secondo tocco lo convinse ad alzarsi, chiedendo al visitatore di presentarsi.


«Sono Atlem, Comandante della Fortezza di Mitt.»


Sorpreso, raggiunse rapidamente[1] la porta e la aprì, chinando il capo. Il guerriero imperiale entrò nell’appartamento, attese che Tommer richiudesse, poi chinò anch’egli il capo.


«Spero che questa tranquilla serata non vi stia annoiando, Master Tommer.»


«Tutt’altro, Comandante Atlem. Trovo piuttosto… suggestivo il paesaggio che è possibile ammirare da questa fortezza. Ma, comunque, non parliamo in piedi. Prego si sieda.»

Si misero intorno al piccolo tavolinetto posto centralmente nella stanza, alla luce di una lanterna appesa al soffitto.


«Cosa la porta a farmi visita, a quest’ora della notte?»


«In realtà, semplice curiosità. Sono passati a malapena cinque mesi dal vostro trasferimento, e da quello che ho saputo è stato su sua richiesta, e mi domandavo quali fossero i suoi interessi qui, al confine nord dell’Impero. Mi perdoni, se posso sembrare impudente o invasivo, ma è molto curioso il suo arrivo, considerando che negli ultimi anni i maghi spesso hanno cercato di evitare di farsi trasferire nelle roccaforti settentrionali.»


Rimase interdetto, incapace di formulare una risposta convincente, anche perché probabilmente nemmeno lui era certo di cosa effettivamente lo avesse spinto a richiedere una simile collocazione.


«Inoltre,» continuò Atlem, notando il silenzio del suo interlocutore «nell’ultimo periodo non vi sono stati grossi movimenti da parte dei Barbari, se non la scaramuccia di due giorni fa[2], in cui il suo intervento è stato indubbiamente utile ma non essenziale per la vittoria. Dunque, in tono totalmente confidenziale, mi dica perché si trova qui. C’è qualcosa che dovrei sapere?»


Poteva davvero fidarsi? Non aveva avuto molto tempo per conoscerlo, anzi in quei mesi aveva avuto solo sporadici incontri. Aveva sentito storie, dicerie, ma nulla su cui basarsi realmente.

Decise di ascoltare le sue sensazioni. Non poteva rifiutarsi di rispondere e qualcosa gli diceva che mentire sarebbe stato controproducente.
 
«Comandante Atlem, io...

[...] 




Questa Cronaca racconta una delle tante sottotrame che si snodano intorno alla Storia principale. Per quanto, infatti, Tommer non sia un personaggio principale, ho sempre voluto dargli più spazio rispetto a quello che ebbe nel romanzo, descrivendo soprattutto il suo particolare rapporto con il Comandante di Mitt, Atlem.
Per qualunque domanda o confronto potete lasciare un commento sulla Pagina Facebook Gli Annali della Caduta oppure direttamente qui sul blog. 
A presto e stay tuned 😁😉.





[1] Al tempo, non aveva necessità di usare il bastone, anche se la sua schiena stava già assumendo quella forma incurvata e leggermente ingobbita che avrebbe avuto quando conobbe Amer ed Etan.


[2] Varie tribù minori hanno sempre cercato e cercano di migrare verso sud e di forzare i confini imperiali. La maggior parte di questi scontri non raggiungono nemmeno le mura delle Sei Fortezze.